Orrore libico

“Io c’ero.
Ho visto, sentito e toccato con mano.
Da anni frequento i lager libici.
Salvandone qualcuno, vedendone morire centinaia.

Quindi non mi parlate di “porti sicuri in Libia” non mi parlate di riportare persone nell’inferno di quel Paese.
Sarebbe come portare un ebreo fuggito da Auschwitz nello stesso campo di torture.
E’ condannarlo a morte.
Riportarli indietro é ucciderli.

Chi parla senza sapere, chi mente senza conoscere la verità o pur sapendola la nasconde, é complice di questi omicidi.
Chi dice “rimandateli in Libia” é un assassino né più e né meno di chi in quei campi li tortura, li violenta, li uccide.

Guardate le mani degli uomini presi a martellate, con tutte le dita spezzate, guardate le gambe spezzate, guardate i bambini e le bambine stuprate da uno, dieci soldati per volta, guardate le donne con i segni delle sigarette spente sui seni in un sadico gioco di tortura e violenza, guardate e poi parlate se vi resta un filo di voce.

Altrimenti tacete.

Scappano.
Certo che lo fanno, comprensibile che lo facciano.
Voi restereste li’ a morire ?
Sfidano il mare consapevoli del pericolo.
Ad una morte certa preferiscono un “forse”.
E a chi non comprende il valore di quel “forse” io non ho nulla da dire.

Potete chiudere i porti, lasciarli in mezzo al mare, ignorare la loro richiesta di aiuto…. tutto é sempre meglio che restare in Libia.

Se come bestie feroci vi avventate su di loro, ignorando il loro dolore, non meritate nessun rispetto e non sarà certo la madonna che invocate né il rosario che sgranate a salvare la vostra miserabile anima.

Siete assassini.
Tali restate.
E con voi lo sono tutti coloro che negano Aiuto, Solidarietà e Rispetto dei Diritti Umani.”

Claudio Khaled Ser

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