Raccontare i lager libici per abolire gli accordi Italia-Libia

Tra i pochi canali televisivi che hanno puntato i riflettori sulla Libia, c’è La7. Da tempo il canale si sta occupando di quello che accade nei lager.
Abbiamo stilato una lista dei principali interventi sulla Libia di quest’anno:

Gennaio 2019 – nel programma Non è l’arena, in un’intervista a Jacopo Fo, la Libia veniva definita un impero dell’orrore. Poco tempo dopo, Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, a L’aria che tira evidenziava che per il salvataggio dei migranti dalla Libia non c’era alcun coordinamento. Leoluca Orlando, nel programma Tagadà, definiva invece la Libia un campo di concentramento finanziato dalla Ue.

Febbraio 2019Propaganda Live intervistava Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre e rifugiato eritreo giunto in Italia attraverso la Libia, che affermava: In Libia non esiste la legge, solo tortura, stupri‘. Mentre il giornalista Domenico Quirico, nel programma Piazza Pulita, denunciava le messe in scena dei carcerieri libici durante le visite di UNCHR e dei funzionari d’ambasciata europei. Quirico denunciava anche la connivenza di UNHCR con il sistema dei lager. Anche Paolo Gentiloni a fine febbraio, sempre a Piazza Pulita, affermava che I diritti umani in Libia gridano vendetta . Ma, allo stesso tempo, difendeva il Memorandum Italia-Libia stipulato dal suo governo.

Marzo 2019 – Gad Lerner a Piazzapulita ricordava che in Libia sta avvenendo la nuova Shoà e che nessuno può dire di non saperlo. Nello stesso mese, Piazzapulita trasmetteva uno dei suoi primi reportage sui centri di detenzione in Libia, dal titolo Cosa succede in Libia?

Il reportage, di Adib Fateh Ali e Nello Trocchia, conteneva interviste al trafficante che gestiva la prigione di Sebha, ma anche a membri di Medici Senza Frontiere che avevano avuto accesso al lager di Khoms, e all’avvocata per i diritti umani Giulia Tranchina.

Nello stesso mese, Piazzapulita chiedeva a Zingaretti, Minniti e Salvini di commentare un video esclusivo sulla situazione in Libia. Salvini sosteneva maldestramente la propria innocenza dichiarando di agire per fermare i migranti prima che partano dai paesi d’origine.

A metà marzo, Piazzapulita continuava la sua inchiesta Cosa succede in Libia?, che veniva citata anche in Parlamento. Nonostante Salvini insistesse a sostenere che nei “centri governativi” va tutto bene, l’avvocata Giulia Tranchina ricordava le testimonianze dei prigionieri con cui era a contatto: violenze con sbarre di ferro, persone chiuse in celle sotterraneee, persone affamate intenzionalmente, cadaveri di persone uccise dalle guardie lasciati a putrefarsi fra i prigionieri….

Il dibatto pubblico iniziava a mettere in discussione il Memorandum Italia-Libia stipulato dal governo Gentiloni nel 2017. Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, sosteneva che non si possano stipulare accordi con un paese fallito come la Libia. In Libia non esiste uno Stato e non si può contare su luoghi di detenzione in cui i diritti umani minimi vengano garantiti.

Aprile 2019 – sempre a Piazzapulita, Nello Trocchia e Adib Fateh Ali intervistavano due membri della cosiddetta Guardia Costiera libica, che si trovavano a Genova per un corso di formazione. I funzionari lamentavano di non avere abbastanza mezzi per intercettare i migranti in mare.

Il programma Propaganda Live cercava invece di contestualizzare la situazione geopolitica libica e la guerra civile in corso, con l’intervento Libia for dummies.

Maggio 2019Propaganda Live diffondeva un reportage esclusivo di Francesca Mannocchi sulla situazione della guerra a Tripoli. Il reportage raccoglieva immagini del centro della Libya Red Crescent, dove trovano rifugio persone fuggite dalle zone degli scontri, così come testimonianze di donne che hanno subito violenze sessuali da parte dai carcerieri libici. Veniva spiegato che le forze del generale Haftar hanno sparato sui prigionieri di alcuni lager, sottolineando che i migranti sono coinvolti nella guerra civile.

Luglio 2019 – Francesca Mannocchi, a Omnibus, ricordava che deportare in Libia i migranti salvati in mare è un reato, e che stiamo finanziando delle persone che gestiscono lager.

Dopo il bombardamento del lager di Tajoura, in cui hanno perso la vita circa 100 persone, alcune immagini del lager venivano mostrate a In Onda, assieme ad immagini del centro di detenzione di Zintan, pieno di vermi e senza acqua potabile.

Anche Emma Bonino a In Onda ribadiva che la Libia non è un porto sicuro e che in Libia abbiamo perso un bel po’ della nostra umanità. In Onda trasmetteva anche testimonianze dirette di chi attraversava il Mediterraneo fuggendo dal Paese.

Agosto 2019 – A Omnibus, Erasmo Palazzotto di Sinistra Italiana affermava che i migranti in Libia sono detenuti in campi di concentramento. A L’aria che tira, i migranti salvati dalla nave Mare Jonio testimoniavano di essere stati torturati. A Piazzapulita, la capitana Carola Rackete ribadiva che in Libia si violano i diritti umani.

Settembre 2019 – A Tagadà venivano intervistati i migranti sbarcati dalla Ocean Viking, che raccontavano di torture e violenze subite in Libia.

Ottobre 2019Propaganda Live ospitava ancora Francesca Mannocchi per parlare dell’incontro, a Mineo, dei nostri servizi segreti col contrabbandiere libico Bija. Nella trasmissione Otto e mezzo, Paolo Pagliaro ribadiva che in Libia stiamo trattiando con i criminali. A Propaganda Live, invece, veniva mostrata l’intervista esclusiva di Francesca Mannocchi a Bija relativa all’incontro con i servizi segreti. Veniva anche intervistato il giornalista Nello Scavo, che per la rivelazione dell’incontro ha ricevuto minacce e si trova ora sotto scorta. La trattativa del nostro governo con i criminali libici c’è stata e forse c’è ancora, da quel che emerge dalle parole di Bija.

No al rinnovo del Memorandum Italia-Libia

Nello Scavo ha definito il periodo della trattativa con Bija “i giorni della vergogna”, invitando a non rinnovare gli accordi con la Libia. Il Memorandum d’intesa Italia-Libia firmato dal governo Gentiloni nel 2017 si rinnova infatti oggi, il 2 novembre 2019.

Contro il rinnovo del Memorandum si è però mobilitata in questi giorni una parte dell’opinione pubblica e della classe politica italiana. Beatrice Brignone, segretaria di Possibile, ha chiesto “che le forze di sinistra che oggi sono parte della maggioranza di governo prendano posizione fermamente per il ritiro degli accordi e che lo facciano ora, prima che se ne riparli tra tre anni. Il rinnovo della complicità dell’Italia nelle torture, stupri e assassinii che avvengono nei centri di detenzione in Libia dovrebbe essere un confine da non oltrepassare, per tutti ma soprattutto per chi è stato eletto per rappresentare l’alternativa a chi quegli accordi li ha discussi e firmati”.
Sull’onda di queste dichiarazioni, in questi giorni sta circolando su Twitter l’hashtag #StopAccordiConLaLibia, che dà voce a chi considera una vergogna che l’Italia abbia un ruolo di primo piano nel sistema dei lager e delle deportazioni in Libia.

Noi cittadini europei non possiamo difendere i diritti umani solo all’interno dei nostri confini e perpetrare orrori appena oltre le nostre frontiere. Le blande modifiche al Memorandum proposte dal governo, che dovranno comunque essere approvate dai libici, non rendono questi accordi più accettabili.

Per questo Io Accolgo – E’ ora di scegliere da che parte stare, network della associazioni italiane che si schierano per la difesa dei diritti umani dei migranti, ha lanciato una raccolta firme contro il rinnovo del Memorandum, con un appello che invitiamo a firmare. Anche il Forum per cambiare l’ordine delle cose ha chiesto di firmare un appello per abolire il Memorandum. Nonostante l’accordo sia ormai stato rinnovato, invitiamo a firmare anche questo, nella speranza di creare un futuro diverso.

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