Appello change.org, deportazione “Asso 28”

Al Ministro dell’Interno italiano dott.ssa Luciana Lamorgese,

Al Ministro degli Esteri italiano Luigi di Maio,


Al Ministro dell’Interno libico Fathi Bashaga

?, ha 16 anni. Eriteo, è da solo in Libia, per evitare il servizio militare.
?, ha 18 anni. Sola, incinta dopo uno stupro in Libia.
?, ha 29 anni. Nigeriana, è scappata da un matrimonio forzato, violentata in un lager libico.
?, ha 27 anni. Ivoriana, abbandonata dal marito, ha un neonato.

Ferite da coltello. Corrente elettrica. Bruciature. Acqua bollente. Botte con il calcio del kalashnikov. Queste le torture che raccontano gli uomini che sono stati nei lager libici. Poi un giorno il trafficante ha detto loro che sarebbero potuti andare in Europa.

Il 1 luglio 2018, quando era ancora notte, sono salpati dalla Libia su un gommone zeppo di persone. Hanno navigato in direzione nord, per quasi 20 ore. Poi la barca si è rotta e si sono fermati.
Alle 9 di sera una motovedetta libica li ha avvistati. Li ha presi a bordo ed ha chiamato una nave italiana. I libici hanno trasbordato tutti i naufraghi sulla nave italiana, la Asso28.

Nel gruppo di un centinaio di profughi, appellandosi alla protezione internazionale, hanno chiesto di andare in Europa.

Gli italiani hanno sorriso: “State tranquilli, vi portiamo in Italia”. Hanno dato loro dell’acqua, le bottiglie erano di una marca made in Malta. Poi gli italiani hanno detto: “Adesso dormite. Domani vi sveglierete in Italia” e la nave si è messa in moto.

La mattina del 2 luglio 2018 invece è apparsa la costa della Libia. Li hanno scaricati nel porto di Tripoli e incarcerati in due diversi lager. Gli uomini sono finiti a Tarek al Mattar. Josi è morto nel cosiddetto LagerD, chiuso in un capannone in cui era in atto un’epidemia di tubercolosi. Quando l’ha contratta, a lui e agli altri malati le guardie non hanno fornito alcuna assistenza, alcun medicinale.

Una ragazza racconta che “La sera ci hanno assicurato che ci avrebbero portati in Italia. Poi, la mattina successiva, un marinaio è venuto a dirci che avevano chiesto all’Italia se ci voleva accogliere, ma l’Italia ha risposto di no, e quindi erano costretti a riportarci in Libia”. L’Italia è stata già condannata nel 2012 per i respingimenti, poiché violano numerosi articoli della Convenzione Europea per i diritti dell’uomo.

Il 26 luglio 2019, il deputato Matteo Orfini ha presentato un’interrogazione parlamentare su una deportazione in Libia effettuata il 2 luglio 2018 da una nave italiana, al fine di chiarire un eventuale ruolo dello Stato nella deportazione. Ma non ha ricevuto alcuna risposta.

Chiediamo ai nostri rappresentanti nelle istituzioni italiane ed europee di agire per ottenere verità e giustizia per quelle persone che abbiamo condannato a tornare in un lager libico.
Chiediamo la loro liberazione, un corridoio umanitario, in segno di riparazione per quello che il nostro Paese ha commesso contro di loro.

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