Assegnato un porto di sbarco per i 27 naufraghi dell’Etienne, 278 a bordo della Open Arms da 6 giorni, la Mare Jonio torna nel Mediterraneo.

Il più grande campo profughi, quello di Moria, sull’isola di Lesbo è stato incendiato diversi giorni fa, molto probabilmente appiccato da due migranti in segno di protesta per la quarantena imposta a causa del Covid 19. L’incendio ha causato lo sfollamento di 13 mila persona che adesso domono per strada. La UE ha deciso di finanziare un nuovo campo profughi, sempre a Lesbo, nel frattempo 400 minori non accompagnati sono stati ricollocati e accolti da Germania, Francia e Beglio, alcuni sfollati hanno trovato rifugio in un campo profughi più piccolo gestito da UNHCR.

La Mare Jonio ritorna nel Mediterraneo, nella zona di ricerca e soccorso libica. Al comando della nave torna Pietro Marrone, indagato un anno fa per non aver rispettato l’ordine della Guardia di Finanza di non avvicinarsi al porto dell’isola di Lampedusa per sbarcare le 49 persone soccorse in mare.

E’ stato assegnato un porto di sbarco per i migranti soccorsi dalla petroliera danese Etienne, i migranti sono stati prelevati dalla Mare Jonio di Mediterranea e portati a Pozzallo, finisce per i 27 migranti un’odissea durata 38 giorni.

Un’altra odissea è invece inziata per 278 persone soccorse dalla nave umanitaria Open Arms tra l’8 e il 9 settembre, al momento nè l’Italia nè Malta hanno risposto alla richiesta dell’equipaggio di assegnare un porto per lo sbarco. Allarmante la relazione del medico di bordo Paola Tagliabue, ci sono due donne incinte, diverse casi di scabbia persone con lesioni da carburante e altre persone fortemente disidratate, la permanenza sulla nave senza le cure appropriate mette a rischio la salute di queste persone.

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