Bisogna salvare i migranti nel Mediterraneo. Anche Dio ne chiederà conto.

Papa Francesco ha voluto esporre una croce fatta di giubbotti di salvataggio di migranti, parlando davanti ad alcuni di loro rimasti per anni nell’isola di Lesbo, che ha voluto che la Santa Sede accogliesse.

Sta raccogliendo numerose dichiarazioni d’odio per aver predicato la necessità di essere sensibili alle sofferenze dei fratelli migranti rinchiusi nei centri di detenzione libici “luoghi di tortura e schiavitù ignobile”.

Dichiara che è dovere di cristiani e non cristiani tenere aperto il cuore, per ricordare a tutti l’impegno imprescindibile a salvare ogni vita umana, dovere morale che unisce credenti e non credenti.

“Come possiamo non ascoltare il grido disperato di tanti fratelli e sorelle che preferiscono affrontare un mare in tempesta piuttosto che morire lentamente nei campi di detenzione libici, luoghi di tortura e schiavitù ignobile? Come possiamo rimanere indifferenti di fronte agli abusi e alle violenze di cui sono vittime innocenti, lasciandoli alle mercé di trafficanti senza scrupoli? Come possiamo “passare oltre”, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano (cfr Lc 10,31-32), facendoci così responsabili della loro morte? La nostra ignavia è peccato!” ha affermato.

Quando parla così, Papa Francesco dimostra di essere un uomo ispirato, che ha a cuore i diritti umani dei migranti e dei rifugiati ed ha il coraggio di dire quello che va detto sull’argomento. Se viene aggredito ed insultato dai sovranisti, tutto ciò gli fa onore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

11 − sette =