Continuano le deportazioni in Libia finanziate dall’Italia

Il 17 agosto, la cosiddetta Guardia costiera libica ha annunciato di aver “salvato” 278 persone, e “inviato” alcuni di loro in “centri per migranti”.

Gli eufemismi non cambiano la realtà: centinaia di persone vengono regolarmente deportate in Libia per effetto delle politiche migratorie italiane, in quella che è una violazione totale dei loro diritti.

I “centri per migranti” non sono altro che campi di concentramento gestiti dalle milizie allineate con il governo di al-Serraj, dove gli stupri, le torture, le uccisioni arbitrarie e la detenzione indeterminata sono la quotidianità. L’Italia finanzia direttamente le deportazioni e indirettamente (attraverso bandi “umanitari”) i lager in Libia.

La situazione è, se possibile, aggravata dalla guerra civile in corso in Libia, dove i bombardamenti hanno colpito anche il lager di Tajoura, uccidendo oltre cento rifugiati e ferendone a decine.

Infine, se anche i lager fossero davvero “centri” in cui i diritti umani basici sono rispettati, e se il Paese fosse stabile, la Libia resterebbe uno dei pochi Stati al mondo a non aver ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati e i relativi protocolli, ossia lo strumento internazionale che garantisce i diritti dei rifugiati.

Lo Stato italiano deve cessare immediatamente il finanziamento e il supporto delle deportazioni e dei lager in Libia.

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