I diritti umani in Sud Sudan… ?

Molti non sanno nemmeno dell’esistenza di una nazione chiamata Sud Sudan o Sudan del Sud. Si trova in Africa sud orientale, diventata indipendente nel 2011.

In Sud Sudan i problemi sono iniziati nel dicembre 2013, quando è scoppiata una durissima guerra civile. Il presidente Kiir, di etnia dinka, accusò il deputato Riiek Machar, di etnia nuer, di aver tentato un colpo di stato. Quando la guerra esplose, truppe ugandesi furono coinvolte per proteggere il governo contro i ribelli, mentre l’ONU inviò i suoi peacemakers.

Il 19 dicembre 2013 il campo profughi di Akobo nello Stato federale di Jonglei fu invaso da 2000 ribelli. Due soldati indiani della Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica del Sudan del Sud (UNMISS) e 20 civili furono uccisi, gli altri 40 Caschi blu dell’ONU furono ritirati.

Anche nella città di Bor, capitale dello Stato di Jonglei (dove già nelle sommosse nel 2012 furono uccise molte migliaia di persone) le Nazioni Unite quantificarono il numero dei morti in molte migliaia in una sola settimana, e centinaia di migliaia i civili fuggiti dalla loro patria, di cui 45000 verso campi profughi dell’ONU.

A dicembre 2014, un anno dopo l’inizio del conflitto, è stato stimato che almeno 50.000 persone fossero state uccise nel corso di questo conflitto etnico.

L’esercito di liberazione popolare sudanese pro-Machar ha intensificato gli attacchi, anche contro i civili, attraverso gli stati di Gbudwe e Tambura. Usando tattiche predatorie, gli attacchi consistono principalmente in rapimento di adulti e bambini per reclutamento forzato e violenza sessuale, incluso lo stupro e la schiavitù sessuale, saccheggio di proprietà civili e sfollamenti forzati. E non sono mancati, in alcuni casi, anche omicidi.

Gli attacchi contro i villaggi sono effettuati soprattutto di notte o alle prime luci dell’alba per sorprendere gli abitanti durante il sonno. I militari delle forze armate, spesso vestiti con divise di servizio di polizia, ma anche uniformi militari e abiti civili, si introducono nei villaggi con fucili, machete, mazze e bastoni di legno. Si parla di attacchi ad almeno 28 villaggi e un campo profughi.

Durante questi attacchi, l’esercito pro-Machar ha rapito oltre 887 civili, principalmente per aumentare il numero di combattenti attraverso il reclutamento forzato, mentre donne e ragazze sono state sottoposte a violenza sessuale. Si parla di 505 donne278 uomini, 63 ragazze e 41 ragazzi.

Amnesty International afferma che “la violenza sessuale è rimasta un fenomeno diffuso legato al conflitto. Tutte le parti hanno sottoposto donne e ragazze, uomini e ragazzi a stupro, stupro di gruppo, schiavitù sessuale, mutilazione sessuale, compresa la castrazione, e li hanno costretti a denudarsi durante gli attacchi nei villaggi, le perquisizioni nei centri abitati, per la strada e ai posti di blocco, in seguito a rapimenti o in detenzione.

Le forze governative hanno preso di mira donne e ragazze che vivevano all’interno dei campi sotto la protezione dei peacekeeper della Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UN Mission in South Su­dan – Unmiss). Le sopravvissute alla violenza sessuale hanno poche possibilità di accedere a un’adeguata assistenza medica e psicologica, in quanto questi servizi sono scarsamente disponibili sul territorio o comunque difficili da raggiungere. Raramente i perpetratori di violenza sessuale sono stati chiamati a rispondere delle loro azioni.

Le parti in conflitto hanno regolarmente ostacolato l’accesso degli aiuti umanitari minacciando, vessando, detenendo gli operatori umanitari o compiendo atti di violenza contro di loro; secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (UN Office for the Coordination of Humanitarian Affairs – Ocha), durante l’anno sono stati uccisi almeno 25 operatori umanitari. Gli aiuti destinati alla popolazione civile sono stati saccheggiati dalle parti in conflitto e, secondo l’Ocha, solo tra giugno e luglio sono sparite oltre 670 tonnellate di derrate alimentari stoccate nei magazzini delle agenzie umanitarie.

Il servizio di sicurezza nazionale (National Security Service – Nss) e la direzione d’intelligence militare hanno continuato a effettuare arresti arbitrari e a sottoporre persone percepite come oppositori del governo a prolungati periodi di detenzione, senza accusa né processo.  La direzione d’intelligence militare ha sottoposto a sparizione forzata persone percepite come oppositori del governo. Le autorità hanno negato ai detenuti il diritto di ottenere un riesame della loro detenzione da parte di un tribunale e li hanno spesso sottoposti a tortura e altri maltrattamenti. Le condizioni di detenzione sono dure e ai detenuti sono regolarmente negate le visite dei familiari, cibo adeguato e sufficiente acqua potabile. Queste condizioni, insieme a un’inadeguata assistenza medica, hanno contribuito al decesso di alcuni reclusi.

Dong Samuel Luak e Aggrey Idri, entrambi voci critiche nei confronti del governo, sono scomparsi a Nairobi, in Kenya. Sono stati rimandati con la forza in Sud Sudan e quindi portati nella struttura di detenzione presso il quartier generale dell’Nss, a Juba. Secondo quanto si è appreso, sarebbero stati spostati da questa struttura il 27 gennaio. Da allora, di loro non si sono più avute notizie.

Giornalisti, difensori dei diritti umani, esponenti dell’opposizione politica e altri che avevano apertamente criticato il conflitto sono stati vittime di vessazioni, arresti e detenzioni arbitrari e tortura e altri maltrattamenti. 

Vi sembrano motivi sufficienti per lasciare il Paese e chiedere asilo in luoghi dove costruirsi un futuro non sia un miraggio?

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