I mapuche sono colpevoli; e io sto dalla loro parte

I mapuche sono colpevoli di anticapitalismo

Le parole, nella comunicazione moderna, vengono poco consapevolmente abusate e poco spesso usate. Non c’è un notiziario, nell’ultimo anno, che non usi (a ragione) la parola pandemia. Pandemia deriva dal greco ed è composta dai termini pan(tutto) e demos(popolo, persone). Pandemia indica qualcosa che interessa tutte le persone.

Esiste un altro virus pandemico, nato con la mentalità occidentale e apparentemente irriducibile. Un virus che si nutre della cultura dello scarto e della sopraffazione. Un virus che alimenta l’ignoranza di cui poi si alimenta per continuare a crescere e a devastare. Questo virus è il capitalismo.

Il capitalismo ha tante caratteristiche, molte sono racchiuse in un suffisso ricorrente -cidio: omicidio, genocidio, ecocidio, femminicidio, liberticidio, etnocidio etc.

“L’Occidente ha voluto essere un’avventura dello Spirito. E’ in nome dello Spirito, dello spirito europeo si capisce, che l’Europa ha giustificato i suoi crimini e legittimato la schiavitù in cui teneva i quattro quinti dell’umanità.”

Frantz Fanon – I dannati della terra

Italiani brava gente

Noi europei, noi italiani in particolare, con gli effetti di questo virus dobbiamo farci i conti. Dobbiamo avere il coraggio di decostruire le narrazioni degli “italiani bravaggente”, di un progresso che non è mai progressione. Non lo è per gli uomini e non lo è per la terra degli uomini. Dobbiamo avere il coraggio di ascoltare, guardare, torturarci come in “Arancia Meccanica” con le verità di cui siamo complici. Una di queste realtà urla con le voci spezzate di Santiago Maldonado e Rafael Nahuel.

Nella parte Argentina del territorio originale dei Mapuche, l’oppressione, il capitalismo, il colonialismo latifondista ha un nome italiano. Un simbolo di quel nordest che, dicono, traini il paese. Questo nome è Benetton.

La Patagonia ha sempre fatto gola agli imperialisti. In seguito a quella che fu chiamata “la conquista del deserto” – terminata nel 1903 con la sconfitta e la morte del capo mapuche Sayheque – l’immenso territorio venne regalato a vari capitalisti.

Successivamente, questi usurpatori, si unirono nella “Compañia de tierras sud argentino” che nel 1991, attraverso la holding Edizione, venne acquistata dalla famiglia Benetton. Parliamo di 900.000 ettari, equivalenti a 40 volte la superficie di Buenos Aires.

Gli interessi dei Benetton in Patagonia non si fermano solo al settore agricolo e della lana (puoi guardare qui l’interessante puntata di Report). In quell’immenso territorio, infatti, sono presenti anche risorse energetiche non indifferenti.

Santiago Maldonado

Le lotte dei mapuche contro l’ecocidio delle loro terre originarie, e contro la rapina tipica del sistema capitalista appoggiato dal governo, va avanti da prima dei Benetton. Sia in Argentina e sia in Cile (parleremo della situazione cilena in seguito – resta sintonizzato).

Santiago Maldonado non era un mapuche ma aveva scelto di lottare per quella causa. Il 1 agosto del 2017, durante una manifestazione per richiedere il rilascio di Facundo Jones Huala – leader mapuche arrestato per aver chiesto la restituzione delle terre rubate dai Benetton al suo popolo – la polizia argentina irrompe sparando all’impazzata. Santiago è stato probabilmente pestato a morte dalla polizia. Il suo corpo ritrovato solo 78 giorni dopo, a 300 metri dal luogo della “sparizione”.

Se per Stefano Cucchi “furono le scale”, per Santiago fu “una sommatoria di incidenti”. In pratica – secondo la polizia – dopo essere morto per affogamento, Santiago – da morto – ha nuotato controcorrente risalendo il fiume fino al punto in cui poi è stato ritrovato.

“I Benetton si scontrano direttamente con le rivendicazioni Mapuche almeno dal 2002, quando Attilio Curiñanco e sua moglie Rosa Rúa Nahuelquir si stabiliscono con i quattro figli in un’area di 535 ettari della tenuta Santa Rosa di Leleque, in un’area – oggi recuperata – che per i Benetton rappresenta una briciola nei 900.000 ettari di terra patagonica da loro posseduta (pari a 44 volte la città di Buenos Aires) e di cui, comunque, ottengono lo sgombro nonostante l’assoluzione della famiglia Curiñanco-Nahuelquir in sede penale.” – Fonte Pressenza

Il luogo della morte e del successivo ritrovamento di “El Brujo” si trova nelle terre Benetton. La polizia locale ha anche utilizzato pick-up del gruppo in quei giorni. I Benetton hanno avuto qualche ruolo nell’omicidio, nell’occultamento e nel successivo ritrovamento del cadavere di Santiago Maldonado? Probabilmente non lo sapremo mai.

Rafael Nahuel

A Villa Mascardi a circa 30 km da Bariloche – luogo famoso per essere diventato l’esilio di molti gerarchi nazisti scappati dalla Germania – il 25 novembre del 2017 la polizia ha ucciso un ragazzo di 22 anni. Si chiamava Rafael Nahuel era un mapuche e viveva con la comunità Lof Lafken Wilkul Mapu. Se ne è parlato molto poco, sia in Argentina sia sui media internazionali. D’altronde era solo un mapuche. Se segui il nostro collettivo saprai che neanche nella morte gli esseri umani sono considerati in maniera egalitaria.

Siamo in molti a notare parallelismi tra la vicenda dell’originario popolo della Wallmapu e la Palestina. Non so se sia corretto affiancare le cose. Sicuramente l’assassinio di Rafael è uno di quei casi in cui le vicende si somigliano parecchio.

La notte tra il 25 e il 26 novembre 2017, il territorio occupato dai mapuche (che dallo stato argentino sono definiti “terroristi”), ha subìto l’invasione della polizia, ufficialmente penetrato per cercare “armi”. Hanno trovato qualche fionda e qualche pietra. Anzi forse ci sono inciampati sopra mentre scaricavano le loro armi – quelle vere, da fuoco, quelle legalmente consegnate dal governo per assicurare l’ordine – contro i presunti terroristi. In un mondo in cui il terrorismo è legalità, Rafael è considerato un eversivo e per questo è stato ammazzato. Il suo assassino è libero.

I mapuche sono colpevoli

I mapuche sono colpevoli.

Sono colpevoli in un mondo in cui trionfa il capitale, in un mondo in cui gli anziani (inutili allo sforzo produttivo del paese) muoiono da soli, abbandonati nelle terapie intensive o ritrovati nelle case dopo settimane.

Sono colpevoli un mondo in cui l’esistenza di un essere umano è certificata o meno da un documento.

Sono colpevoli in un mondo che considera le donne solo un corpo. E per il loro corpo, per come lo vivono, devono sempre fornire giustificazioni.

Colpevoli di voler vivere in armonia e rispettare la natura della loro terra, anzichè piantarci specie alloctone solo per fini capitalistici.

Colpevoli di opporsi a un fantomatico progresso che vuole bucare la terra per estrarre ricchezze, offrendo in cambio schiavitù e morte.

I mapuche sono colpevoli; e io sto dalla loro parte.

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