In Memoria di Soumaila Sacko

Il 2 Giugno 2018, mentre si festeggiava la festa della Repubblica, con parate militari e frecce tricolore, Soumaila Sacko veniva brutalmente ucciso a colpi di fucile nella piana di Gioia Tauro, in Calabria.

Soumaila Sacko era un giovane ragazzo proveniente dal Mali, venuto in Italia per lavorare come bracciante e coinvolto successivamente nelle lotte sindacali volte a migliorare la situazione dei braccianti stessi.

La sera del 2 Giugno 2018, Soumaila Sacko si era recato con due amici e colleghi a cercare delle lamiere per costruire un riparo di fortuna. Ma un uomo del luogo si mette a sparare con il suo fucile. Soumaila viene colpito a morte.  

Il 3 Giugno 2018, mentre la notizia dell’uccisione di Soumaila Sacko raggiungeva amici, colleghi e parenti, Matteo Salvini, allora neoeletto Ministro dell’Interno, saliva sul palco per proclamare “la pacchia è finita!”.

Ma quale pacchia?

È strano questo mondo, dove chi lavora e suda il proprio salario in condizioni indegne, senza alcun tipo di supporto da parte delle istituzioni e all’ombra della consapevolezza del pubblico, viene accusato di star facendo “la pacchia”.

La pacchia di Soumaila è sicuramente finita.

Soumaila, l’ennesimo giovane tradito dall’Italia. L’Italia, un Repubblica fondata sul lavoro. Ma quale lavoro, e soprattutto, il lavoro di chi?

Un lavoro sempre più precario, sempre meno assicurato, un lavoro fatto una classe operaia divisa, in lotta costante gli uni contro gli altri. Una classe operaia fatta, per la maggior parte, da invisibili, presi in considerazione solamente quando si intravede il pericolo che non possano più essere oggetti facilmente sostituibili. Come è successo, nelle scorse settimane, con il dibattito sulla regolarizzazione e l’emersione del lavoro nero. Emersione del lavoro, delle braccia ma non dei diritti.

Il 31 Maggio 2020, JLP ha avuto la possibilità di parlare con Diletta Bellotti, attivista di Pomodori Rosso Sangue, e Arturo Salerni, avvocato e Presidente della Coalizione per le libertà e i diritti civili, in una diretta Facebook volta a ricordare Soumaila e mettere in luce le condizioni dei braccianti, i meccanismi di sfruttamento che si verificano nelle campagne italiane e il progetto di regolarizzazione attuato dal governo Conte.

Durante la diretta abbiamo discusso del processo di Soumaila, ancora in corso, delle speranze della sua famiglia in Mali, in cerca di giustizia per un figlio, un padre e un marito perso troppo presto. Abbiamo parlato delle indicibili condizioni dei braccianti, abbiamo parlato della responsabilità delle parti coinvolte: le istituzioni, la filiera produttiva, i consumatori.

Ma abbiamo anche discusso della composizione di questa nuova classe operaia, così diversa e così divisa. Abbiamo discusso di come in Italia sia iniziato e si sia perpetuato nel tempo un processo di categorizzazione e stratificazione della popolazione. Le varie leggi sulle politiche migratorie, sanatoria dopo sanatoria, restrizione dopo restrizione, hanno contribuito alla formazione di una retorica e una narrativa che divide i migranti in categorie a seconda del paese di provenienza, e dello scopo della loro migrazione. Un immigrato bianco è meglio di uno nero, un richiedente asilo è meglio di un migrante economico.

Politici miopi (o furbi) hanno suggellato tutto ciò con una retorica razzista e xenofoba che non ha fatto altro che scavare ancora più nel profondo.

Ma allora, a chi è lasciato il compito di riallacciare i ponti e rimettere insieme i pezzi? Ai sindacati? Agli attivisti? Alla politica?

E quali sono i valori ai quali appellarsi? L’unità, la fratellanza, la solidarietà sono parole che hanno ancora un valore? Sono parole che possono essere sentite, che possono raggiungere le pance e le teste di chi ascolta?

In un momento storico come questo, dove è chiaro quanto profonde siano le divisioni sociali e etniche e in un sistema che sembra sempre penalizzare i più deboli, gli invisibili, è essenziale scegliere da che parte stare, schierandosi con fermezza.

Lo dobbiamo a Soumaila e chi prima di lui è morto, ucciso dalla fatica e dal colore della pelle.

Due Anni dopo Soumaila Sacko: le Condizioni dei Braccianti tra Sfruttamento e Regolarizzazione

Per commemorare i due anni dall'assassinio di Soumaila Sacko, il collettivo JLP dibatterà il problema del bracciantato e il tema della regolarizzazione con l'attivista di Pomodori Rosso Sangue Diletta Bellotti e l'avvocato e Presidente della Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili Arturo Salerni.

Posted by Josi & Loni Project on Sunday, May 31, 2020

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

8 − 5 =