La Grecia come la Libia: respingimenti e violazioni dei diritti umani

La Grecia è diventata il nuovo avamposto dell’Europa, ma contrariamente alla Libia, la Grecia fa parte dell’Unione Europea e ha firmato la Convenzione dei rifugiati del 1951, eppure stanno respingendo in maniera violenta profughi che scappano dalla guerra in Siria. La guardia costiera greca ha causato la morte di un bambino di 4 anni a seguito del capovolgimento di un barcone su cui viaggiavano i profughi, respinto con fucili e bastoni, altre vittime si stanno registrando in queste ore e la polizia greca attacca anche giornalisti e attivisti testimoni di queste violenze.

I presidenti di Parlamento, Consiglio e Commissione europea, ringraziano la Grecia che considerano il proprio “scudo”.

La Grecia chiede aiuto anche all’Italia per pattugliare i suoi confini e respingere i profughi siriani e afgani, ma al momento il nostro Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha deciso di non inviare aiuti al governo di Atene, non condividendo i modi violenti che stanno adottando contro i profughi. Il ministro Lamorgese ha invece deciso di inviare personale per gli hotspot per velocizzare e raccogliere le richieste di asilo che vengono presentate dai profughi di queste strutture.

Il ministro dell’interno di Ankara, Suleyman Soylu ha annunciato che la Turchia invierà mille agenti delle forze speciali per contrastare i respingimenti operati dalla guardie di frontiere greca. Quello che sta avvenendo in Grecia in queste ore svela tutte le” ipocrisie” dell’Europa nella gestione dei flussi migratori, in Grecia come in Libia, è chiaro che non vi sarà alcun rispetto dei dei diritti umani e del diritto internazionale.

L’inviato delle Nazione Unite e Capo della Missione Onu in Libia ha chiesto di essere rimosso dal suo incarico. Salamè avrebbe preso questa decisione per il sopravvenire di problemi di salute, ma la verità sarebbe un’altra riconducibile allo stress dovuto all’opera di mediazione condotta in questi anni per una pacificazione della Libia, resa molto difficile dai forti interessi di cui sono portatori gli Stati coinvolti nel conflitto .

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