La Sea Watch 4 solcherà il Mediterraneo a giorni, nuovo naufragio davanti le coste della Mauritania, legittimo l’uso del “Fondo Africa” per finanziare la cd. Guardia costiera libica.

Una nuova nave, la Sea Watch 4, solcherà le acque del Mediterraneo, per salvare i migranti che tentano la fortuna in questo braccio di mare. Ad organizzare e finanziare questa nuova missione è stata la United4Rescue, nata per volontà dell’EKD (chiesa evangelica in Germania) e di altre 500 organizzazioni. Insieme all’equipaggio della ong teedesca Sea Watch , ci sarà Medici senza Frontiere che fornirà l’equpie medica, responsabile di fornire cure mediche d’emergenza e gestire la clinica di bordo.

Quaranta migranti sono annegati davanti alle coste della Mauritania, erano diretti alle Isole Canarie, ed erano partiti dal Marocco, ma il motore ha avuto dei problemi e non sono stati soccorsi, il naufragio è avvenuto in acque internazionali. La drammatica situazione che si è creata in Libia, ha fatto si che venisse riattivata la rotta occidentale, usata negli anni 2000 prima che la Spagna cambiasse la sua politica sull’immigrazione.

Il Tribunale Permanente dei Popoli ha presentato una richiesta di intervento formale alla Corte Penale Internazionale, per accusare l’Ue e altri Stati europei di crimini contro l’umanità per le persone migranti e rifugiati che cercano di arrivare in Europa attraversando il Mediterraneo. Inoltre il Tpp ha annunciato una manifestazione che si terrà il 28 settembre a Roma con l’obiettivo di presentare all’Ue un nuovo programma sull’immigrazione, una sessione ad hoc verrà invece creata a Berlino il 24 e il 25 ottobre per valutare e discutere di quanto sta invece accadendo in questi ultimi mesi ai rifugiati e di come vengano sistematicamente violati i loro diritti.

Il Consiglio di Stato ha rigettato l’appello presentato da Asgi e Amnesty International, contro l’impiego di due milioni e mezzo prelevati del “Fondo Africa “ e utilizzati per finanziate le motovedette della guardia costiera libica. Il Governo italiano ha infatti ammesso di avere utilizzato parte di questo fondo per interventi di manutenzione delle motovedette della guardia costiera libica che in realtà in cooperazione con il governo italiano, si occupa di contrastare i flussi migratori che dalla Libia partono per l’Italia. Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 4569/2020 ha rigettato l’appello sulla premessa che parte di questi soldi sono stati utlizzati per migliorare le condizioni dei centri di detenzione dei migranti.

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