Liliana Segre: la legittimazione dell’odio

Le ragioni dell’odio

È moralmente legittimo usare l’astensione come arma per difendere le ragioni dell’odio? Cosa penseresti di una forza politica che giura fedeltà alla Costituzione antifascista, salvo poi tradirla per legittimare insicurezza, razzismo e strumentale rabbia sociale? Come valuteresti l’atteggiamento di chi, in cambio di qualche percentuale di voti, arma moralmente le mani dei più pericolosi estremisti di destra?

Il 30 ottobre 2019 il Senato approvò – con 151 voti favorevoli, nessun contrario ma 98, incomprensibili astensioni – la mozione n. 136 a prima firma della senatrice Liliana Segre. Attraverso di essa è stata istituita la Commissione straordinaria per il contrasto ai fenomeni dell’intolleranza, del razzismo, dell’antisemitismo e dell’istigazione all’odio e alla violenza.

Mi piacerebbe chiedere, a ciascuno dei 98 (onorevoli?) senatori, come ci si può astenere contro l’odio? Si rendono conto del messaggio che trasmettono? E infine, sono orgogliosi di lasciare ai loro posteri un paese dove la violenza razziale ha il diritto di esprimere le proprie ragioni?

In questo mondo non è più questione di scegliere tra violenza e non violenza; si tratta di scegliere, o non violenza o non esistenza. Ecco a che punto siamo oggi

Martin Luther King

Forse sono troppe le domande senza risposta in queste righe. Righe che avrebbero dovuto solo introdurre la mia poesia dedicata a Liliana Segre. Tuttavia quelle astensioni mi suscitarono una forte indignazione. Indignazione amplificata dall’atteggiamento superficiale con cui i politici dell’estrema destra italiana, in parlamento e fuori, glissano sulle ripetute, continue, giornaliere minacce e intimidazioni per le quali Liliana Segre è sottoposta alla scorta.

A Liliana

Liliana di fronte a un braccio teso la testa mai china
e non importa se a 89 anni deve tornare bambina.

Nell’aula sorda e grigia, bivacco di astenuti e replicanti, dimostra che per esser pro bisogna essere anti.

Se sulla manovella ruoto 75190
mi risponde il numero di un passato futuro.

Perché c’è chi fomenta odio
per star in cima al podio
di sondaggi elettorali
usati solo come strali.

Liliana sa che la storia è maestra di vita
e che il sonno della memoria la rende inaridita.
Liliana sa che se si parla di etnia sostituita
è solo il preludio di una pace smarrita.

Prima io, dopo tu, sai alla fine chi resta più?
Nessun io e nessun tu.

Daniele Fiorenza

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