Malta, sabotaggio e omissione di soccorso in SAR Maltese

Il tempo – con l’arrivo della primavera – è migliorato. Quindi partire per mare è più sicuro. Mille volte più sicuro che rimanere in un Paese in cui sono riesplosi gli scontri fra le due fazioni di governo autonominatesi ed in cui essere stranieri è solo essere merce: si può essere incarcerati, si può dover lavorare come schiavi, essere torturati, essere violentati, ed il tuo valore di merce dipende da quanto i tuoi parenti sono mossi a compassione, disposti a sganciare per non sentirti urlare disperatamente. Se ti va bene, vieni considerato da organizzazioni internazionali, quali l’UNCHR, che però nella maggior parte dei casi ti convince ad accettare una somma di denaro insufficiente per vivere spingendoti fuori dai propri centri, verso un paese in guerra, in cui rischi di essere preda di trafficanti, polizia, di morire sotto a un bombardamento. Inoltre, a causa dell’emergenza Covid-19 non ci si può muovere liberamente come prima, è diventato anche impossibile cavarsela con lavoretti saltuari.

Bene, allora, momento perfetto per partire anche se il mare ti può inghiottire, far morire di disidratazione se ci resti troppi giorni alla deriva, momento perfetto perchè tanti partono e quindi la polizia libica non riesce a fermarli tutti.

Bene, parti, e non ti fermano, bene. Resti in mare 5 giorni e rimani vivo e lucido, come la maggior parte dei tuoi compagni di ventura, giovani, donne e bambini… bene, anche se chiedi soccorso, perchè si è allo sfinimento e Alarmphone raccoglie la richiesta di aiuto e chiama chi di dovere… bene, finchè non ti ritrovi di fronte due barche della Marina militare maltese, navi europee, ancora bene perchè non son mica libici, qui “La tutela dei diritti fondamentali è una questione orizzontale che riguarda tutti i settori di attività dell’UE. Ciò significa che tutti gli organi del Consiglio devono prendere in considerazione tali diritti nel loro lavoro, a prescindere dal loro livello o dai temi di loro competenza.

…. eh, quindi tranquilli, che Malta è un PAESE EUROPEO, che sa cosa sono i diritti umani universali.

Bene, ma… la prima nave, P51, vi avvicina e vi ignora. Poi un ufficiale di un’altra nave, quella col nome sulla fiancata P52, sale a bordo della barca, a circa 20 miglia a sud-ovest di Malta. Mentre lo faceva uno di voi, migranti, con un telefono satellitare stava ancora parlando con Alarmphone e gli riferiva quanto stava accadendo: ‘I militari di Malta stanno arrivando e tagliano il cavo dell’elettricità per il motore‘, si può sentire un uomo dire: ‘Non vogliono che nessuno venga a Malta – lo dicono.’

In questo momento in cui il coronavirus ha toccato gli stati europei – come anche la Libia – e l’Italia, per mano del ministro Paola de Micheli, ha firmato un decreto interministeriale per la chiusura dei porti, decreto che sostiene che “a causa dell’emergenza pandemica Covid19, i porti infatti non presentano più i necessari requisiti sanitari richiesti dalla convenzione di Amburgo“. Non son sicuri per le navi da crociera e le navi passeggeri battenti bandiera straniera. Nemmeno per le navi che si occupano di salvataggio in mare di migranti. L’UNHCR invita il governo italiano a “garantire le richieste di asilo” per i migranti che fuggono dalle guerre…. l’UNHCR non si sa perchè non lo garantisca già in Libia, questo diritto.

Anche Malta ha chiuso i porti. Ha scritto a Bruxelles che “Considerando la situazione di emergenza sanitaria pubblica derivante dalla diffusione del coronavirus e l’attuale onere straordinario che i servizi sanitari nazionali stanno affrontando, oltre che per gli straordinari impegni assunti dal settore pubblico per la cura e l’assistenza ai pazienti del Covid-19, attualmente non è possibile garantire la disponibilità di un “luogo sicuro” sul territorio maltese, senza compromettere l’efficienza/funzionalità delle strutture sanitarie, logistiche e di sicurezza nazionali, che sono dedicate a limitare la diffusione della malattia, così come a fornire assistenza e cura ai pazienti di Covid-19″

Bene, fatto sta che la mappa ci mostra questo: la SAR (Search and Rescue) maltese copre una fascia orizzontale che va da Lampedusa fin quasi a Creta, parallela al di sopra della zona SAR libica. E’ difficile per le barche dei migranti arrivare nella zona SAR italiana, senza passare per la zona SAR libica e maltese. Ogni paese stabilisce la propria “zona SAR” (“Search and Rescue”), nella cui area di competenza è tenuto a prestare soccorso.

La nozione di distress è così stabilita dalla Convenzione di Amburgo del 1979 (Annex, ch. 1, para. 1.3.11): «[…] una situazione in cui vi sia ragionevole certezza che un’imbarcazione o una persona sia minacciata da un pericolo grave ed imminente e che richieda immediata assistenza». E si può presupporre che una chiamata di aiuto a Alarmphone sia una richiesta di immediata assistenza, dato che è l’unico a rispondere alle chiamate di soccorso, perchè la guardia costiera maltese è nota per rimpallare le chiamate: ultima denuncia il 2 febbraio 2020. Ma ovviamente non è l’unico Paese poco solidale: pure la Marina Militare Italiana ha rimpallato le chiamate verso Malta causando una strage in mare l’11 ottobre 2013.

 Il mancato soccorso di imbarcazioni o persone in pericolo da parte dei soggetti responsabili, integra una fattispecie di reato o di illecito. L’art. 69 del Codice della Navigazione (C.N.) afferma infatti che «l’ autorità marittima, che abbia notizia di una nave in pericolo ovvero di un naufragio o di altro sinistro, deve immediatamente provvedere al soccorso e, quando non abbia a disposizione né possa procurarsi i mezzi necessari, deve darne avviso alle altre autorità che possano utilmente intervenire» (maggiori informazioni su www.iusinitinere.it).

…. Pare che alla fine della questione la Marina Militare Maltese li abbia soccorsi, in vergognoso silenzio rivolto a chi chiedesse notizie o ragioni del sabotaggio della barca avvenuto. Ora, ovviamente, non si hanno ulteriori notizie dei migranti soccorsi, probabilmente si trovano nel cosiddetto Initial Reception Centre (IRC)  istituito nel 2015 al fine di elaborare una valutazione sulla salute, la valutazione e la registrazione dell’età e della vulnerabilità e ora, dopo la modifica della politica nel giugno 2018, funziona come un centro chiuso prima del trasferimento in un centro aperto o del trasferimento. Da lì non possono comunicare con l’esterno, per dire quello che è successo in seguito al soccorso.

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