Memorandum Italia-Libia: quando i diritti umani sono alla mercé di interessi economici

  • Memorandum Italia-Libia: il ministro dell’Interno Lamorgese conferma il rinnovo ma garantisce di voler modificare i termini dell’accordo. Molti parlamentari PD e Radicali e numerose ONG hanno criticato le modifiche, ritenendole inefficaci per migliorare le condizioni critiche delle circa 2000 persone detenute nei centri di detenzione governativi.
  • Senza prendere atto dell’attuale situazione caratterizzata da abusi, violenze, stupri e riduzione in schiavitù dei migranti detenuti nei centri, le modifiche proposte al Memorandum riguardano: il rilascio di donne e bambini dai “centri di accoglienza”, senza invocarne l’immediatezza; l’accesso a personale umanitario ai centri e l’esclusione di personale che non abbia adeguate credenziali in materia di diritti umani, probabilmente alludendo alle milizie che regolarmente gestiscono i centri. L’Italia si impegnerà comunque a finanziare la Guardia Costiera Libica.
  • La squadra mobile di Catanzaro ha arrestato un presunto noto trafficante e torturatore di migranti nei centri di detenzione in Libia. L’uomo è stato riconosciuto da un ragazzo che era tra i migranti soccorsi dalla Ocean Viking a fine gennaio.
  • Di Maio in Libia: previsto l’incontro sia con il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, sostenuto dalla Turchia, che con la controparte guidata dal generale Haftar e sostenuta da Egitto e Emirati Arabi. Al centro degli incontri il Memorandum Italia-Libia e la possibilità di apportare (modeste) modifiche. L’Italia risulta essere in una posizione diplomatica molto delicata, avendo interesse a mantenere buone relazioni sia con la Turchia, che gestisce il flusso migratorio della rotta balcanica, che con l’Egitto, con il quale sono in corso affari geo-economici (pozzi Eni).

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