Rassegna stampa 18 luglio 2020

A seguito delle denunce pressanti di numerosi attivisti, alle pressioni di Alarm Phone su Italia e Malta, 63 migranti – fra i quali molti minori e molti eritrei che hanno diritto all’asilo – sono stati individuati giovedì alla deriva davanti alla Tunisia, senza acqua potabile in mezzo a onde alte 2 metri da Moonbird, l’aereo della ONG Seawatch. I media maltesi – non le autorità – hanno dichiarato che venerdì’ sono stati soccorsi e che sarebbero giunti a riva alle 2 di pomeriggio. Ne riporta la vicenda il quotidiano Times of Malta.

Se non fosse stato per gli attivisti che si sono allertati finchè le persone non sono state tratte in salvo, uomini, donne e bambini sarebbero stati abbandonati al naufragio. Per non parlare dei morti: uno scandalo si sta sollevando per il corpo di un migrante che galleggia in mare da 15 giorni e che nessuno vuole recuperare.

In questa settimana l’Italia ha riconfermato il finanziamento alla criminale guardia costiera libica, affinchè fermi i migranti e li riporti nei campi di prigionia in cui vengono attuati “orrori inimmaginabili”, come li ha chiamati Federico Soda, l’italiano a capo della missione dell’Oim a Tripoli. Poche le opposizioni nel PD, nonostante il contrasto con le opinioni della sua base, portate avanti in particolare da Matteo Orfini ed altri 23 parlamentari. Pochi giorni prima anche Papa Francesco, raccogliendo un plauso trasversale, aveva affermato: “Penso alla Libia, ai campi di detenzione, agli abusi e alle violenze di cui sono vittime i migranti, ai viaggi della speranza. Tutto quello che avete fatto… l’avete fatto a me”.

La ministra dell’Interno Lamorgese avrebbe appena consegnato 30 nuovi automezzi alla guardia costiera libica e rassicurato Al Sarraj che l’Italia vuole “imprimere un’accelerazione” alla collaborazione con la Libia, finalizzata al contrasto dei flussi migratori. Ma Tripoli, ha sottolineato la titolare del Viminale, deve agire “sempre nel rispetto dei diritti umani e della salvaguardia delle vite in mare e in terra” ed occorre evacuare i centri di detenzione governativi attraverso corridoi umanitari organizzati dall’Ue e gestiti da Unhcr e Oim. Parole che nelle condizioni attuali sembrano pura utopia.

Il Ministero dell’Interno Italiano sarebbe fiero di stare modificando i decreti Salvini, avere “reintrodotto” lo SPRAR, tolto le multe alle ONG che soccorrono migranti in mare, ancora perseguibili solo se non comunicano con le autorità, e ripristinato una protezione per chi rischia di subire torture, cosa che a noi sembra il minimo.

La Consulta della Corte Costituzionale si è pronunciata riguardo all’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo. Dopo che numerosi tribunali si erano pronunciati per l’obbligo dei comuni ad iscrivere i richiedenti asilo e dare loro una carta di identità la Consulta ha dichiarato che il primo decreto Salvini viola l’articolo 3 della Costituzione. Come conseguenza, le modifiche del governo ai decreti Salvini devono includere questa nuova pronuncia. Risulta controproducente per il mantenimento della sicurezza nel territorio avere persone non iscritte all’anagrafe, oltre a penalizzare le stesse perchè impedisce loro l’accesso a servizi quali quelli sanitari o anche al lavoro.

Nel frattempo, l’Unione Europea è stata denunciata alla Corte Penale Internazionale accusata di crimini contro l’umanità. Funzionari e politici di Italia, Francia e Germania avrebbero consapevolmente creato la “via di migrazione più letale del mondo, con la conseguenza che oltre 12.000 persone hanno perso la vita.  Per arginare i flussi migratori  e al posto di operazioni di salvataggio e sbarco sicure come prescrive la legge, l’Europa orchestra politica di trasferimento in strutture di detenzione (in Libia) dove vengono commessi crimini atroci”. Autori principali della denuncia Juan Branco, che ha lavorato in passato alla Corte e al ministero degli esteri francese, e Omer Shatz, un avvocato israeliano che insegna all’università Sciences Po di Parigi, che guidano un gruppo di avvocati internazionale.

Si è aperto per la prima volta in Italia un processo contro la deportazione illegale di 101 persone – potenziali richiedenti asilo tra cui minori non accompagnati – in Libia attuata dalla nave italiana Asso28, grazie alla registrazione delle comunicazioni radio intercettate dalla ONG Open Arms il 30 luglio 2018. A bordo della nave c’era il parlamentare di LeU Nicola Fratoianni, sentito dai magistrati come persona informata dei fatti. La nave Asso 28 opera per conto della società Mellitah Oil & Gas (gestita da Noc, la compagnia petrolifera statale libica di cui Eni è azionista, ndr) a supporto della piattaforma di Sabratah. Avrebbe prestato soccorso ad un barcone con a bordo 101 migranti arrivato in prossimità della piattaforma a causa di condizioni meteo avverse. L’operazione di soccorso “sarebbe stata gestita interamente dalla Guardia Costiera Libica che avrebbe imposto al comandante dell’Asso 28 di riportare i migranti in Libia”. Nel corso del processo si spera di scoprire esattamente chi diede davvero l’ordine che ha portato a un respingimento illegale, condannando le persone ad essere di nuovo rinchiuse a lungo nei lager.

In Italia il dibattito popolare attualmente verte quasi solo sul tema dell’organizzare la quarantena per i richiedenti asilo su navi e centri lontani dagli sguardi dei turisti, fra la sollevazione delle cittadine coinvolte in questo processo: da Jesolo 42 migranti ospitati in un centro della Croce Rossa, risultati positivi al covid19 ma asintomatici, sono stati trasferiti in altri centri di accoglienza. Il governo sta diramando bandi per il noleggio di “navi di quarantena”, si sarebbero presentate 3 offerte sulle quali la decisione avverrà il 20 luglio.

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