Rassegna stampa 21 giugno 2020

Sono riprese, in questi giorni considerato il notevole numero di partenze dalle coste libiche e tunisine, le operazioni di soccorso della Sea Watch 3 e della Mare Jonio di Mediterranea. La Sea Watch 3 ha prestato soccorso a 165 persone nella notte tra il 17 e il 18 giugno, rendendosi inoltre, tramite il loro velivolo, testimoni dell’ennesimo episodio di respingimento da parte di Frontex in collaborazione con la guardia costiera libica. Nella mattina del 20 giugno la stessa nave ha poi effettuato un altro soccorso, in totale circa 3 nel giro di 48 ore; attualmente le persone soccorso dall’Ong tedesca sono 211, mentre la Mare Jonio ne ha soccorso altre 70, tutte le operazioni di salvataggio sono avvenute con l’ausilio Alarm Phone.

La sorveglianza aerea sta diventando il sistema maggiormente usato sia dalle Ong come Alarm Phone, ma anche dalle forze di sicurezze europee per mettere in atto i respingimenti dei migranti verso la Libia. Ma non solo, un rapporto redatto da Mediterranea Saving Humans, Sea – Watch, Alarm Phone e Borderline Europe, descrive come l’Unione Europea e i suoi Stati membri coordinano le operazioni di intercettazione dei migranti in mare, indirizzando operativamente la localizzazione e il recupero di chi riesce a scappare dalla Libia.

Oxfam denuncia che il governo italiano ha speso quest’anno 58 milioni di euro per finanziare la guardia costiera libica, 3 milioni in più rispetto lo scorso anno. Mentre si continua a morire in mare, il governo italiano continua a finanziare un sistema criminale direttamente coinvolto nella tratta di essere umani. Inoltre denuncia Paolo Pezzati, consulente politico per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia, non si sa nulla delle modifiche al trattato Italia – Libia annunciate a novembre, quando c’è stato il rinnovo dell’accordo nonostante le polemiche e le continue denunce di attivisti, avvocati e organizzazioni non governative.

Lo scenario della guerra civile in Libia si fa sempre più articolato : dopo la Turchia, scesa in campo accanto ad Al – Serraj, ci potrebbe essere l’intervento dell’Egitto, sostenitore di Haftar. Come riferisce l’agenzia di stampa Reuters, Al – Sisi ha dichiarato che intende proteggere i confini egiziani, dall’interno o dall’esterno, dichiarando che il suo esercito è uno dei più forti dell’aerea nord africana. Intanto Di Maio vola ad Ankara per incontrare il suo omologo turco, in questo incontro ha chiesto un “cessate il fuoco” e una risoluzione politica per dirimere il conflitto civile.

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