I rifugiati in Libia condannati a morte dalle politiche italiane

Nei lager libici muoiono decine di persone, di fame e di tubercolosi. L’Italia ignora questo fatto e continua le deportazioni attraverso la Guardia Costiera libica.

La situazione in Libia resta gravissima dentro e fuori dai centri di detenzione per rifugiati. Dal lager di Zintan giungono da più di un anno richieste di aiuto disperate: nel centro muoiono decine di persone, di fame e di tubercolosi. Solo negli ultimi 9 mesi, i morti sono stati 23, inclusi un bambino e suo padre.

A maggio un video di Repubblica aveva scosso parte dell’opinione pubblica italiana, mostrando Zintan per quello che è: un capannone stipato di persone che dormono per terra, con cumuli di rifiuti infestati dai vermi e decine di malati di TBC. Il video mostrava una situazione già presente da tempo e che, oggi, non è cambiata di una virgola.

Più di 600 rifugiati sono detenuti a Zintan: la sovrappopolazione è tale che alcuni devono dormire all’aperto, sotto al pioggia. 120 sono minori. Come in molti altri lager libici, un’epidemia di tubercolosi è in corso da tempo. La mancanza e la pessima qualità di cibo ed acqua porta i rifugiati ad uno stato di debolezza estrema, che li rende più vulnerabili al batterio della TBC.

Praticamente nessuna assistenza medica è fornita ai malati. Non certamente dalle guardie dei centri, ma nemmeno dalle organizzazioni internazionali. Alcuni malati gravi sono stati ospedalizzati, ma poi sono stati riportati nel centro.

Le persone vengono semplicemente lasciate a morire, in condizioni inimmaginabili. Ai morti di TBC si aggiungono quelli per fame, perché il cibo a volte non c’è per giorni, o non è degno di questo nome. In questa situazione, i e le richiedenti asilo (a Zintan ci sono anche delle donne) sono anche costretti a subire le torture e gli stupri delle guardie.

Queste morti non sono frutto di una sfortunata coincidenza, ma di precise scelte politiche dei governi libico ed europei. Al-Serraj ha scelto di trattare i richiedenti asilo in maniera disumana. L’Italia ha scelto di finanziare i lager e le deportazioni della cosiddetta Guardia Costiera libica. Gli Stati europei supportano l’esternalizzazione delle frontiere, invece di fornire disponibilità all’UNHCR per il ricollocamento dei richiedenti asilo.

Le condizioni dei centri sono note ai Governi, così come la situazione di guerra civile in corso. Eppure, l’Italia non accenna minimamente all’idea di far chiudere i lager o di cessare le deportazioni: al contrario, il Governo italiano sta facendo di tutto per tenere i richiedenti asilo rinchiusi in questi capannoni.

Da Zintan, i rifugiati (sudanesi, eritrei, nigeriani, somali) non hanno nessuna possibilità di chiedere asilo. Sono intrappolati in un limbo infernale che li priva totalmente dei loro diritti.

Tutto questo non succede in uno spazio lontano. Dalla Sicilia, Zintan è più vicina di Bologna. Succede ora, mentre leggete. Per questo, diciamo una cosa semplice alle autorità italiane: #nonDeportateli più in Libia.

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