Rinvio a giudizio per la Asso 28 per la deportazione del luglio 2018, minacciato il giornalista Nello Scavo, torture e violazione dei diritti umani anche sulla rotta balcanica.

La nave Ocean Viking è ferma tra le coste italiane e maltesi con 117 persone a bordo soccorse domenica 28 giugno. Nella notte del 1 luglio, la nave ne ha soccorse altre 16. La Ong ha chiesto un porto sicuro sia all’Italia che a Malta, al momento nessuno dei due Paesi ha risposto all’appello. La Mare Jonio ha invece soccorso 43 persone a 40 miglia da Zuara in Libia, mentre un naufragio con 4 dispersi è avvenuto, invece nel Mare Egeo. Mentre la Ocean Viking chiede un porto sicuro, la Mare Jonio è stata fatta sbarcare ad Augusta. a bordo sudanesi, ivoriani, tunisini e altre persone provenienti dal continente africano, ma anche migranti provenienti dal Bangaldesh.

Minacce al giornalista Nello Scavo e alla Ong Alarm Phone, dall’ex Capo di Gabinetto del Premier maltese Muscat, Neville Gafà, coinvolto nelle inchieste giudiziarie della “strage di Pasquetta” . Solidarietà da diversi politici, come Nicola Fratoianni, Pietro Bartolo, Erasmo Palazzotto e dall’attivista Carola Rackete. E’ stato presentato un esposto alla Procura di Roma, per accertare anche le responsabilità italiane sulla “strage di Pasquetta” essendo il barcone, con 63 persone a bordo, avvistato a meno di 30 miglia dall’isola di Lampedusa. L’Italia era al corrente della situazione che si era creata nella zona SAR maltese, tuttavia non si è attivata per soccorrere l’imbarcazione.

Finalmente a processo, dopo la chiusura delle indagini preliminari condotte dalla Procura di Napoli, la Asso 28 per la deportazione di 100 profughi avvenuta tra il 1 e il 2 luglio del 2018. Il cargo battente bandiera italiana soccorse i profughi in acque internazionali, ma anzicché riportarli in Italia, li riportò a Tripoli. L’inchiesta è stata lunga, e oltre all’impegno dei magistrati, giornalisti e avvocati, c’è stato anche quello degli attivisti che con pazienza certosina hanno rintracciato i profughi deportati nei lager libici .

E’ stata presentata una lettera all’IMO, l’Organizzazione marittima internazionale per disconoscere la zona SAR libica, essendo il tratto di mare dove si consumano violazione dei diritti umani, non viene applicata la Convenzione di Ginevra del 1951 e i migranti sono vittime di tratta, queste le motivazioni a base della richiesta. La Libia non può essere considerato un porto sicuro, la lettera è stata firmata da attivisti, Ong e alcuni europarlamentari.

Sulla rotta balcanica continuano a consumarsi violenze e torture sui migranti che cercano di varcare i confini della Bosnia e della Croazia per entrare in Europa. I tre milioni di euro versati alla Turchia dall’Ue non hanno dato il risultato sperato da quest’ultima : il flusso migratorio non si è fermato, ma gli accordi Turchia – Ue hanno costretto i migranti ad affidarsi anche li a trafficanti di esseri umani pur di sfuggire al controllo della polizia di frontiera .

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