Siamo dotati di piedi non di radici

L’uomo non si è mai fermato. Da sempre è stato nomade e le specie umane vissute negli ultimi sei milioni di anni non hanno fatto certo eccezione. Siamo migranti da sempre pur con modalità diverse. E dunque perché quello che sta accadendo adesso nel Mediterraneo e non solo, ci sconvolge così tanto?

Tra le tante storie drammatiche dei migranti con le quali JLP, ogni giorno, deve confrontarsi, ce n’è una con un risvolto positivo: è la storia di Muhammed.  Ed è proprio la sua storia, che oggi, vi vogliamo raccontare.

Muhammed è un ragazzo di 24 anni del Sud Sudan, che ama la musica e adora creare nuovisuoni per basi musicali di canzoni.

La musica è la sua più grande passione e riesce a fargli liberare la mente da molti ricordi che vorrebbe cancellare; come lui stesso ci ha detto, è stata proprio lei, che molto spesso, lo ha salvato.

JLP ha conosciuto Muhammed quando già si era “salvato”. Si trovava a Malta ed era arrivato li già da circa due mesi. Il collettivo, in quel periodo stava lavorando ad un progetto, ed era essenziale per noi trovare una testimonianza di chi già ce l’avesse fatta ed ecco che, così, grazie ad altri contatti di JLP, abbiamo iniziato a parlare con Muhammed. Fin da subito, abbiamo percepito che dietro quell’inglese arruffato c’era un ragazzo con un’umanità e una sensibilità incredibile, ma che al contempo nascondeva una storia complicata e piena di sofferenza.

Salvare è il verbo necessario da utilizzare quando parliamo di Muhammed e di tutti quelli che come lui affrontano viaggi disperati caratterizzati dal dolore e dalla solitudine.

Muhammed si è salvato perché un giorno di giugno del 2019 è riuscito a mettersi in salvo dalle torture che per un anno ha dovuto subire a Tajoura, perché ha evitato di morire come i suoi amici, che sono stati uccisi proprio davanti a lui con colpi di pistola, semplicemente perché si erano rifiutati diandare ai lavori forzati; si è salvato perché è riuscito a sconfiggere la forza del mare.

Muhammed dopo aver affrontato un viaggio infernale dal Sud Sudan alla Libia, fino in Europa, ce l’ha fatta.

Spesso, e soprattutto in questo periodo storico, i migranti diventano i nostri capri espiatori, le nostre “valvole di sfogo”: “perché non se ne stanno a casa loro!”, “vengono qui a rubarci il lavoro!”, “se iniziassero a lavorare nel loro paese, non avrebbero così tanto bisogno di partire e arrivare in Europa!”.    La risposta a queste domande, forse, sta nel comprendere bene come sia la situazione a “casa loro”.

Muhammed viene dal Sud Sudan e quello che sta accadendo in Sud Sudan è una delle più gravi crisi umanitarie che la storia abbia mai vissuto: 1,6 milioni di sfollati interni costretti a fuggire per salvarsi da massacri e combattimenti, 40.000 bambini malnutriti che rischiano la vita ogni giorno, 200.000 persone intrappolate nei campi per sfollati in tutto il paese. Questi numeri sono la conseguenza di un brutale conflitto civile esploso nel 2013 che tutt’ora prosegue e che ha creato una vera e propria catastrofe alimentare, dovuta alla mancanza di risorse in tutto l’intero Paese.

Voi continuereste a restare “a casa vostra”, nella quale è in atto una crisi economica senza precedenti, e dove ogni giorno si ha paura di essere uccisi o di morire di fame?

Muhammed ha deciso che voleva trovare un’altra casa, un altro rifugio nel quale svegliarsi la mattina e poter essere certo di tornare a dormire nello stesso letto la sera. Ha deciso di scappare col rischio di perdere la sua vita per aiutare sua madre e sua sorella che non vede da circa quattro anni perché rimaste nel campo profughi Onu a Giuba, la capitale del Sud Sudan; ha intrapreso il suo viaggio con la speranza, in un futuro, di ricongiungersi con i suoi due fratelli, anche se, purtroppo, non ha idea di dove siano. Lo ha fatto perché non ha radici ma piedi e questi lo hanno condotto verso la libertà e dove adesso la sua dignità di essere umano è riconosciuta.

Muhammed, attualmente, è uscito da quel tunnel oscuro e sta ritrovando la luce che aveva perso di vista facendo a Malta alcuni lavoretti che gli permettono di avere una propria indipendenza economica. JLP, inoltre, intende proseguire ad accompagnare Muhammed lungo questo percorso ancora in salita, cercando di offrire lui, quando possibile, nuove opportunità, così che possa un giorno, insieme alla sua amica Musica, realizzare il suo più grande sogno: avere un proprio studio di registrazione.

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