Solo una bambina malata, in un mondo senza umanità

Da settembre parlavo spesso in whatsapp con questo ragazzo del Darfur di 22 anni che in Libia per sfuggire ad un attacco di milizie che lo avevano chiamato “schiavo”, per paura concreta di essere ridotto in schiavitù, era stato vittima di un incidente banale: è caduto in una voragine, ha perso coscienza e si è procurato fratture multiple, alla gamba sinistra, al collo (quarta vertebra), alla mano sinistra.

Un giorno di ottobre lui si trovava in ospedale e, come capita in queste occasioni, ha fatto amicizia con una coppia che era in ospedale per la loro bambina. Il ragazzo ha subito pensato di aiutarli, perchè la bambina, di soli 21 mesi, bambina sudanese nata nel mio stesso giorno di nascita, stava molto molto male. E il suo contatto italiano, cioè io, stava raccogliendo le informazioni di rifugiati in Libia con problemi di salute, per metterli in una lista di priorità. Ha quindi passato il suo tempo di degenza a raccogliere le informazioni sulla situazione di questa bambina e tradurle, a ricostruirne la storia della sua breve travagliata vita e fare foto dei referti medici… Mi ha mandato anche una foto della bambina. Tristissima. Credo di star guardandola solo ora, 3 mesi dopo, perchè è difficile da guardare: il suo visetto esprimeva in quella foto il dolore che provava.

La bambina è nata sana, ma dopo 3 mesi, al momento di vaccinarla si sono accorti che qualcosa non andava. La bambina era debole e pallida e poi è diventata gialla per l’ittero. Ha ricevuto una trasfusione. L’hanno portata all’ospedale per bambini dell’Al-Safwa Hospital a Tripoli. Guardando i suoi referti per capirci qualcosa per poterli tradurre ho colto che le è stata diagnosticata una sindrome mielodisplasica, MDS, anche detta pre-leucemia. Aveva anche problemi all’addome: era soffice e in prolasso. Altri esami rilevano un sospetto di istiocitosi di Langerhans, ICL, una malattia rara (prevalenza di 1-2/100.000) che può coinvolgere tutte le fasce di età con un picco di incidenza nella prima infanzia, appartenente al gruppo delle Istiocitosi. E’ caratterizzata dalla formazione, nei tessuti coinvolti, di infiltrati infiammatori contenenti cellule di Langerhans. La presentazione clinica e la prognosi sono molto eterogenee, potendo variare tra lesioni cutanee o ossee uni-focali che possono regredire spontaneamente, a malattia disseminata ad organi vitali potenzialmente letale. C’è anche il referto di una biopsia fatta dal laboratorio Bioscientia Institut fur Medizinische Diagnostik di Karlsfeld, Germania, che è in contatto con Aloom Ahia Medical and Laboratory Service in Tripoli.

Ieri si è presentata una possibilità di far accedere ad altre visite mediche alcune persone malate in Libia ed ho ripensato alla bambina. Il ragazzo ha lasciato il paese e non è più reperibile da qualche giorno, ma ho il numero di telefono del padre. Gli invio un messaggio per chiedere della situazione attuale della bambina. Mi risponde che anche lui non sente il ragazzo da allora, che loro stavano cercando di comunicare con la commissione asilo e hanno presentato loro dei referti medici. Hanno risposto molto tardi e “abbiamo perso la bambina il 9 di questo mese“, che “ora c’è una ferita profonda dentro di noi, e la madre è completamente devastata. Grazie per aver chiesto della nostra condizione”. “Ora stiamo vivendo dolore e condizioni difficili qui”.

Continua dicendo “… ora siamo in una situazione difficile, qui ho perso mia figlia e ho paura per gli altri miei figli (due maschietti di 6 e 3 anni). Negli ultimi settanta giorni la mamma stava con la bambina in ospedale, io chiudevo i bambini in casa e andavo a cercare lavoro per dar loro da mangiare e al mio ritorno di notte li trovavo che piangevano e so che è sbagliato lasciarli soli, ma non avevo altra scelta. Ora di notte, il loro sonno è agitato, e hanno episodi di sonnambulismo e di enuresi notturna, il loro stato psicologico è difficile. Aiutaci a uscire di qui, se possibile”.

Quando chiedo se hanno mai provato a lasciare la Libia mi risponde che quando voleva farlo gli hanno rubato i soldi prima che potesse prendere il mare. Inoltre, “la bambina aveva bisogno di cure mediche in ospedale: ci hanno detto che serviva un farmaco costoso da dare agli stranieri (non sono persone registrate dal governo). E quando abbiamo avuto bisogno di un donatore di sangue siamo riusciti a trovare un donatore compatibile del nostro paese che avrebbe potuto salvare la bambina, ma quando siamo andati alla banca del sangue ci hanno detto che non avrebbero accettato donazioni di sangue da stranieri, che dovevamo trovare donatori libici. Non conosciamo i libici abbastanza bene da chiedergli di donare il sangue, anche se li abbiamo cercati. I medici ci hanno anche detto che non c’era più posto in ospedale per tenere così a lungo la bambina, che dovevamo portarla in un ospedale privato. Gli ospedali privati ​​erano costosi e non avevamo soldi per andarci”. La famiglia disperata si è rivolta anche all’UNHCR ed ha presentato loro tutti i referti medici della bambina, per avere aiuto medico o economico per potere salvare la bambina. Ma non hanno ricevuto risposta: “… non hanno fatto nulla per salvare la vita della mia bambina. Siamo amareggiati ora perchè non abbiamo potuto curarla”, dice il padre.

Con una malattia terribile e rara, in un paese nel caos, sottoposta ad esami che hanno dato diagnosi poco chiare, in ospedali in cui non le hanno fornito le cure di cui aveva bisogno perchè non avevano soldi per pagarle, perchè il sangue dei non libici non è accettabile dagli ospedali, ma è ammissibile lasciare morire una bambina non libica. Una bambina rifugiata appartenente ad una famiglia registrata come rifugiata da UNHCR che si vanta di salvare i bambini, di insegnare che esiste umanità.

Ma non c’è stata umanità sufficiente per salvare una bambina di 2 anni, o anche per farla soffrire meno, evacuare lei e la sua famiglia in un paese dove potesse ricevere cure gratuite e medicine necessarie ad alleviare la terribile sofferenza di cui era vittima. Nessuno, dopo, è andato dalla sua famiglia a chiedere loro scusa per il dramma che hanno tutti loro vissuto, dai genitori ai due fratellini, senza ricevere né conforto né aiuto.

E nessuno li sta aiutando ora… potessimo dirgli “Venite, c’è un volo di evacuazione dall’inferno libico pronto ad accogliervi…” quello sarebbe un giorno in cui esiste umanità in questo mondo.

Per ora, no. Manca la firma di un ministro, manca la volontà politica, non è prioritario… è solo una bambina. In meno.

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