Un nuovo report conferma i casi di tortura subiti in Libia

La ONG Medu (Medici per i diritti umani ) ha pubblicato il rapporto “La fabbrica della tortura ” in cui sono state raccolte le testimonianze di circa 3000 migranti provenienti dalla Libia e arrivati in Italia tra il 2017 e il 2020. L’85 per cento delle persone intervistate ha dichiarato di aver subito torture, tutte riscontrate in modo tangibile, e di essere state detenute in condizioni di privazioni di acqua, cibo, e dell’assistenza sanitaria minima. All’interno dei centri governativi e non governativi i migranti hanno subito trattamenti inumani e degradanti, il rapporto snocciola dati precisi sul tipo di torture, dell’età e del sesso della vittime riscontrando anche un aumento delle stesse a seguito del Memorandum Italia – Libia firmato nel 2017.

Tra la notte del 14 e 15 marzo diverse imbarcazioni dirette in Italia sono state intercettate dalla cd. guardia costiera libica e riportate nel Paese. A darne notizia un comunicato stampa della IOM e Alarm Phone, si stima che circa 400 migranti hanno cercato di scappare dal Paese in guerra per trovare rifugio in Europa, ma sono stati respinti dalle autorità maltesi con l’ausilio di Frontex e consegnati alla cd. guardia costiera libica, per essere riportati nei centri di detenzione.

Il Corona virus causa problemi anche a Lampedusa; l’isola primo approdo dei migranti nel Mediterraneo, potrebbe collassare nel gestire l’emergenza migranti e la pandemia influenzale Covid -19. Gli sbarchi dei migranti in questi giorni si sono fermati per via del maltempo, sono 150 i migranti sbarcati tra la fine di febbraio e inizi di marzo. L’ultimo gruppo di 85 persone arrivate a Cala Pulcino sono state mandate a Porto Empdocle, 26 rimangono nell’hot spot isolano in quarantena.

Purtroppo il Covid – 19 è sbarcato anche in Africa, e l’Africa potrebbe non esssere preparata a gestire questa pandemia sia dal punto di vista logistico per la creazione di hub dove tenere le persone in quarantena, sia dal punto di vista igienico sanitario. A dare l’allarme il direttore regionale dell’Oms per l’Africa Matshidiso Moet .

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