Violenza sessuale, omicidi e ricatti ai rifugiati in Libia: fermati in Italia tre carcerieri

Le accuse erano note da tempo. Sono mesi che i richiedenti asilo detenuti nel lager di Zawiya raccontano di torture, condizioni di vita disumane, stupri sistematici delle donne, ricatti, vendite e uccisioni arbitrarie da parte dei loro carcerieri.

Ora, queste accuse giacciono sui tavoli delle aule di giustizia italiane. La Procura di Palermo ha infatti disposto l’arresto di tre uomini, due egiziani e un guineano, con le accuse gravissime di associazione a delinquere, violenza sessuale, tortura, omicidio, sequestro di persona e favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. Con questa indagine, il reato di tortura viene contestato in Italia per la prima volta.

Le indagini sono state iniziate dalla Procura di Agrigento in seguito alle testimonianze combacianti di alcuni dei richiedenti asilo sbarcati a Lampedusa il 5 e 7 luglio 2019, dopo essere stati soccorsi dall’ONG Mediterranea. I migranti hanno riconosciuto immediatamente i loro aguzzini.

C’è di più: alcuni riportano di essere stati venduti da funzionari di IOM Libia, l’organizzazione legata alle Nazioni Unite che si occupa di migrazioni.

Da Globalist e Il Fatto Quotidiano


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