UNHCR espelle dal proprio centro i sopravvissuti di Tajoura

Oggi, UNCHR ha arbitrariamente espulso dal suo centro i rifugiati sopravvissuti al bombardamento di Tajoura. 

Poche settimane fa, il bombardamento del centro di detenzione per migranti di Tajoura aveva fatto notizia su tutti i giornali. In seguito, in molti erano riusciti a fuggire e a raggiungere il GDF di Tripoli (Gathering and Departure Facility), il centro UNHCR per il ricollocamento.

O quello che dovrebbe essere un centro per il ricollocamento. Oggi infatti, i funzionari hanno ordinato a quegli stessi sopravvissuti di lasciare il GDF a partire da domani, senza nessun posto alternativo dove andare e senza fornire spiegazioni valide.

Si tratta di persone che avrebbero certamente diritto all’asilo, in quanto provenienti principalmente da Sudan, Eritrea e Somalia. A Tajoura, prima e dopo il bombardamento, la quotidianità era ed è fatta di stupri, torture, e pessime condizioni igienico-sanitarie: tale è la situazione da cui fuggivano i ragazzi quando sono riusciti a raggiungere il GDF.

UNHCR, il cui mandato è di garantire i diritti dei rifugiati, ha quindi arbitrariamente deciso di lasciare per strada dei richiedenti asilo altamente vulnerabili e traumatizzati, in un Paese in preda alla guerra civile dove rischiano di essere venduti e ridotti in schiavitù, e subire ogni forma di violenza.

Come dimostrato da un video e secondo varie testimonianze dei richiedenti asilo, l’espulsione, che inizierà domani, avviene sotto minaccia. I funzionari UNHCR hanno infatti detto ai rifugiati che, qualora non obbedissero all’ordine, verranno forzatamente rinchiusi in centri di detenzione dal personale del Ministero degli interni libico. Secondo alcune testimonianze, UNCHR ha anche minacciato di sospendere il ricollocamento delle persone in questione.

Ai rifugiati sarebbero stati offerti dei soldi per lasciare il GDF, ma nessun pagamento può compensare la situazione di estrema insicurezza in cui questa decisione di UNHCR li pone. Interpellata, UNCHR ha dichiarato che la partenza è “su base volontaria”, negando l’evidenza delle minacce di detenzione forzata.

Non ci spieghiamo come sia possibile che UNHCR agisca così deliberatamente contro il proprio stesso mandato e non protegga le persone che le sono affidate, violando anzi in modo palese i loro diritti. UNHCR deve spiegare questo comportamento.

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