Tripoli vieta la scuola ai bambini migranti. Ma noi abbiamo una soluzione

Vietato imparare a leggere e scrivere per le bambine e i bambini migranti. Ecco come Tripoli esclude dalla scuola centinaia di minori. Ed ecco la resistenza del JLProject.

Dopo aver schiavizzato, torturato, violentato e ucciso i loro genitori, i miliziani che governano la Libia se la prendono con i bambini migranti e, di fatto, vietano loro di imparare a leggere e a scrivere.

La legge libica vieta alle scuole pubbliche e private di iscrivere bambine e bambini privi di permesso di soggiorno.

I documenti richiesti per l’iscrizione a scuola sono: Certificato di nascita del bambino, carta d’identità nazionale dei genitori, libretto delle vaccinazioni sanitarie, due foto formato tessera del bambino, certificato di completamento dell’istruzione pre-scolare (se disponibile). Per i bambini stranieri serve anche il certificato di residenza a Tripoli. Fonte.

Sono quasi tutti documenti che i figli delle persone migranti non hanno. I bambini nati lungo la rotta migratoria non esistono burocraticamente perché nei paesi che attraversano non possono venir registrati. In Libia, poi, è addirittura un reato essere stranieri irregolari e comporta la detenzione a tempo indeterminato con lavori forzati (legge 19/2010). Quindi le persone evitano accuratamente anche di avvicinarsi agli uffici governativi.

In ricordo di Marie, morta perché non poteva andare a scuola

Il pensiero corre a Marie, la bambina che con sua mamma Matyla Dosso è stata spietatamente uccisa dal governo tunisino mediante deportazione nel deserto. Tutti hanno visto la fotografia dei loro corpi ma pochi sanno che la famiglia di Marie era andata in Tunisia dalla Libia perché la piccola aveva compiuto i 6 anni e a Tripoli non poteva andare a scuola.

Marie rimane nel nostro cuore e non vogliamo che questa cosa capiti ancora.

Il crowdfunding del JLProject per mandare i bambini a scuola

In queste settimane abbiamo provato ad iscrivere a scuola a Tripoli bambini (inesistenti) privi di documenti. Ovviamente sono stati rifiutati ma questo ci è servito per capire meglio il sistema scolastico libico che recentemente, a giugno, tramite il suo ministero dell’istruzione ha emanato regole ancora più stringenti.

Abbiamo anche capito quali famiglie si possono regolarizzare e come. La scuola pubblica resta un ambiente troppo pericoloso per queste bimbe e bimbi ma alcuni istituti privati sono invece sicuri ed offrono un’istruzione internazionale con lezioni in lingua inglese e francese. Il che – dato che il legal team di JLProject sta cercando di far evacuare in Europa le famiglie con il progetto UNvisibles – è perfetto.

Resta legale, infine, assumere dei maestri privati ed è proprio questo che JLProject fa per i bambini ancora non in regola con i documenti necessari.

C’è un solo problema: i costi.

La retta scolastica o l’inserimento di un bambino in un gruppo privato di studio costa circa 60 euro al mese e, beh, non possiamo pagarlo per un solo mese ma va garantito al minore almeno un anno di studio.

A Tripoli seguiamo moltissime famiglie con bambine e bambini. Come fare ad aiutarle tutte? Abbiamo pensato che il miglior modo è iniziare. Da un bambino.

Quindi vi presentiamo… Malik.

Il nome è di fantasia ma lui è un vero bambino. Lo abbiamo conosciuto perché è recentemente sopravvissuto ad un respingimento dal mare alla Libia ed i genitori hanno contattato noi del JLProject per sapere se il caso è sul nostro database. Anche loro, come i genitori di Marie, volevano fuggire dalla Libia per poter mandare Malik a scuola, dato che ha compiuto 6 anni.

A Tripoli la scuola sta per iniziare e Malik non ci andrà se non facciamo qualcosa.

Facciamo appello a tutti voi: donate qualcosa per dare a Malik la possibilità di imparare a leggere e a scrivere.

Una volta iscritto Malik a scuola… vi presenteremo un’altra bambina o bambino.

E che succederà se lo staff legale di JLProject riuscirà ad evacuare Malik e la sua famiiglia prima della fine dell’anno scolastico? Sarà favoloso: il bambino potrà meglio inserirsi nel sistema scolastico europeo e useremo i fondi rimasti per far studiare un altro bimbo o bimba.

Le ingiustizie si affrontano così, un passo alla volta.