Parlano del JLProject…

La rassegna stampa sul JLProject è divertente, a tratti delirante. Ecco come giornali e tv parlano di noi.

Lo capiamo, non è facile inquadrare un progetto come il nostro, con un obiettivo chiaro (fermare i respingimenti dal mare ai lager libici) e un metodo rigoroso (trovare prove, fare cause). In un mondo così complesso, la semplicità sfugge e troppo spesso viene archiviata come utopia.

Un po’ è anche colpa nostra, per i primi anni della nostra esistenza (siamo nati nel 2019) abbiamo evitato di farci pubblicità in Europa, semplicemente perché… non ci interessava. A sud di Lampedusa ci conoscevano tutti, a nord nessuno e andava bene così.

E’ per tutti questi motivi, forse, che i giornali faticano a descriverci per come siamo. Badate bene, non è una critica e, anzi, la cosa ci diverte.

JLProject è diventato famoso per aver scoperto la vera identità di Rgowans

Nel giugno 2023, improvvisamente, siamo finiti su tutti i giornali per aver scoperto la vera identità di Rgowans, il gestore dell’account twitter Migrant Rescue Watch che minacciava preti e giornalisti italiani. La procura di Modena lo cercava per poterlo processare. Noi abbiamo dato una mano facendo una lunga ma tutto sommano semplice ricerca durata alcuni mesi. Grazie a risultato è stato possibile processare un uomo che si chiama Robert Brytan.

Alcuni degli articoli usciti:

  • La Repubblicaun gruppo di attivisti di JL Project che hanno esaminato gli oltre 16.000 post dell’account Twitter rilevando tre “errori” che avrebbero portato alla sua identificazione“.
  • AvvenireDeterminante per seguire le tracce di Brytan è stato il lavoro anche del “JLProject”, un collettivo che realizza indagini forensi per aiutare legalmente le persone catturate in mare e respinte in Libia
  • Melting PotL’indagine completa di JLProject con tutte le prove raccolte e di cui consigliamo la lettura è pubblicata sul blog della scrittrice-attivista Sarita Fratini.
  • Il corriere della seraun team investigativo (denominato JLProject)

Sulla RAI, Il cavallo e la torre di Marco Damilano ci ha dedicato una puntata intitolata Dilettanti (il titolo lo abbiamo suggerito noi).

Ci ha fatto piacere diventare famosi per aver scooerto la vera identità di Rgowans? Sinceramente avremmo preferito che si parlasse più delle nostre azioni contro i respingimenti dal mare ai lager libici ma la notorietà acquisita ha attirato tanti nuovi volontari che si sono uniti al nostro gruppo e ci hanno permesso di far crescere il progetto. Quindi, benissimo. E poi è venuto il resto…

JLProject vince le cause e i giornali ne parlano

Una serie di ricorsi vinti ha fatto capire che chi aveva etichettato il JLProject come una bella utopia aveva ragione. Ma evidentemente sbagliava nel ritenere che l’utopia fosse qualcosa di irrealizzabile.

Ecco la rassegna stampa sui successi di JLProject:

A luglio 2024 esce lo speciale de La Repubblica sul lavoro di JLProject.

A Natale 2024 Abdulatif (sui giornali chiamato Harry, Amal e in tanti altri modi diversi) vince il ricorso per il respingimento illegale da lui subito e l’Italia viene condannata a concedergli il visto di ingresso. Abdulatif vola da Tripoli a Roma su un aereo di linea. La notizia va su tutti i giornali. Ecco alcuni articoli:

  • Domani Amal «è il primo a ottenere giustizia», dice Sarita Fratini del JL Project, che con un crowdfunding ha finanziato il volo. Il progetto è dedicato a due altri respinti della Asso 29: Loni, che sul mercantile era ancora nel grembo di sua madre, e che invece che nascere in un ospedale italiano ha visto la luce sul pavimento di un lager libico. E a Josi, che in un lager libico è morto. Ora Amal è «il primo tra oltre seicento persone che il JL Project ha rintracciato e identificato come vittime di respingimenti illegali nei lager libici compiuti dal governo italiano. Il suo arrivo, oggi, è un meraviglioso inizio», dice Fratini.
  • Intervista radiofonica su Radio Onda D’Urto.

A marzo 2025 anche Adam vince la causa e vola a Roma. Anche questa volta i giornali ne scrivono. Ecco alcuni articoli:

  • Il Fatto Quotidiano – Nel 2023 il giovane è entrato in contatto con JLProject, il progetto nato nel 2019 da un collettivo contro le deportazioni in Libia, che ha avviato le indagini sul caso per riuscire a provare la sua presenza a bordo dell’imbarcazione.
  • C’è persino un articolo de Il giornale in cui, beh, non si festeggia molto la cosa ma si riconosce con preoccupazione che il JLProject sta funzionando. Il che ci fa piacere.
  • Intervista radiofonica su Radio Onda D’Urto.