| status | Court Decision |
| name | ASSO VENTINOVE |
| date | 2018-07-02 |
| number_of_people | 276 |
| victims_found | some |
| patrol_boat | Zuwara 644, Asso Ventinove, Ras El Jadir 648 |
| prison | |
| related_icao | |
| link | https://twitter.com/rgowans/status/1014204845581045765?s=20&t=GtXPEGGnFd9LfIq1GUqNOw |

1-2 luglio 2018
Il caso Asso Ventinove
Dopo anni, tante indagini e pagine scritte, possiamo finalmente fare un’accurata ricostruzione di ciò che è accaduto nei giorni 1 e 2 luglio 2018 nel Mediterraneo centrale.
Mettendo a confronto testimonianze, carte, foto, tracciati, opinioni di esperti, possiamo oggi ricostruire ora per ora questo respingimento, così importante per comprendere ciò che sta accadendo nel Mediterraneo eppure così ignorato dai media.
Le fonti usate sono:
- Testimonianze di 66 sopravvissuti. 64 provenienti dal Terzo gommone e 2 provenienti dal Secondo gommone (quello che è affondato). Tutti i nomi sono di fantasia.
- Giornale di bordo della Asso Ventinove
- relazione “Statement of fact” del comandante della Asso Ventinove, Corrado Pagani.
- Tracciati della rotta della Asso Ventinove provenienti dal sito internet privato Vessel Finder
- Relazione del cacciatorpediniere Caio Duilio
- Fotografie scattate da UNHCR il 2 luglio 2018, al momento dello sbarco nel porto di Tripoli
Le testimonianze sono, per forza di cose, un prodotto umano colmo di sentimenti e traumi. Per anni abbiamo parlato con i sopravvissuti e raccolto la loro versione della storia senza restituire la nostra, per non influenzarli. Ci sono persone che rammentano con precisione ogni piccolo particolare e altre che hanno visioni nebulose o addirittura falsi ricordi di ciò che è accaduto. Ma se un particolare viene confermato da cinque, dieci, venti persone che non sono in contatto tra di loro, allora va inserito nel puzzle.
Tra gli attori di questa storia c’è l’OMS (Operazione Mare Sicuro), la cui base operativa era la nave Caprera, che era ancorata alla banchina di Abu Sittah, porto di Tripoli. Quando leggete OMS, quindi, traducete pure con “nave Caprera – Marina Militare italiana”.

Cronologia
1 luglio 2018
04:03 UTC: alba a Tripoli
Primo mattino: 3 diversi gommoni in fuga dalla Libia si trovano nel mar Mediterraneo.Due sono ancora in SAR libica, del Terzo non c’è certezza. Sono, comunque, tutti e tre in acque internazionali[1]. Li chiameremo “Primo, Secondo e Terzo gommone” a seconda della loro posizione:
- il Primo gommone è il più vicino alla Libia,
- il Terzo è il più lontano
- Il Secondo gommone ha grossi problemi e con il telefono satellitare Thuraya i rifugiati chiamano aiuto. Sarebbe importante avere accesso a queste telefonate di soccorso, ma ancora non lo abbiamo[2].
Verso le 7:20 UTC: un aereo da ricognizione di EUNAVFOR MED (l’allora missione europea Sophia), nel suo volo quotidiano per scovare imbarcazioni in fuga dalla Libia, avvista il Primo gommone a circa 30 miglia dalle coste libiche. Fonte: la relazione della Caio Duilio, che non indica il nome dell’aereo né le coordinate.
Analisi del JLProject: E’ molto strano che una relazione redatta da membri della Marina sia priva di questi particolari.
Secondo la stessa ammissione di EUNAVFOR MED, di norma le informazioni sugli avvistamenti vengono trasmesse ai tre Centri di Coordinamento del Soccorso Marittimo: quello italiano, quello maltese e quello libico. Non sappiamo se ciò avviene anche in questo specifico caso, ma l’informazione, da EUNAVFOR MED, arriva sicuramente al comando dell’Operazione Mare Sicuro (OMS) della Marina Militare Italiana, ovvero alla nave Caprera. L’OMS avvisa subito le sue navi militari, tra cui l’incrociatore lanciamissili Caio Duilio C 554, che a detta della stessa Marina si trova lontanissimo dal gommone, a 171 miglia.
Ore 07:28 UTC MRCC Roma spedisce un primo messaggio INMARSAT. Il sistema lo diffonde alle 09:31 UTC. MRCC richiede assistenza per una imbarcazione con circa 100 persone a bordo individuata alle ore 07:28 UTC in posizione 33.10N 013.41E

La posizione è questa (compatibile con i 3 gommoni del caso Asso Ventinove)

ore 08:07 UTC: MRCC Roma spedisce un secondo messaggio INMARSAT per una seconda barca in distress. Verrà diffuso dal sistema alle 09:05 UTC. Si richiede assistenza per una imbarcazione con circa 100 persone a bordo individuata alle ore 07:17 UTC in posizione 33.16N 013.46E

La posizione è questa (compatibile con i 3 gommoni del caso Asso Ventinove)

Ore 8:30 UTC: la motovedetta libica Zuwara 644, in contatto con gli italiani, salpa dal porto di Khoms diretta verso il gommone avvistato. Del fatto dà immediata notizia il comando OMS con un comunicazione della 8:31 alla Caio Duilio[3].
Ore 9:30 UTC: l’aereo da ricognizione di EUNAVFOR MED avvista anche un Secondo gommone. In che condizioni lo vede (se navigante oppure rovesciato) non lo sappiamo. Lo segnala a OMS.
Ore 09:56 UTC (11:56 locali): la Caio Duilio, nella sua relazione, scrive che l’aereo EUNAVFOR MED ha segnalato all’OMS che il Secondo gommone è capovolto e ci sono persone in acqua. Dalle testimonianze dei sopravvissuti, sappiamo che pian piano affogano quasi tutte. Delle oltre 100 persone che erano sul gommone, comprese tante donne e bambini, si salveranno solo in 18.
Ore 10:16 UTC: l’OMS ordina alla nave militare Caio Duilio di assumere assetto propulsivo per raggiungere i due gommoni alla massima velocità. Ordina anche di far decollare l’elicottero della nave, chiamato EliDuilio, un elicottero di salvataggio dotato di zattere autogonfiabili[4].
Per 1 ora (secondo la Marina italiana) o 3 ore (secondo i sopravvissuti): Karim, Harry e altri rifugiati non ancora affogati durante l’affondamento del loro gommone, cercano di mantenersi a galla. Molti non ce la fanno. Il fratello di Karim affoga. Vedono sulle loro teste l’elicottero della Caio Duilio, e questo dà loro un briciolo di speranza. L’elicottero però non lancia zattere gonfiabili o altri tipi di salvagente.
Ore 10:45 UTC (12:45 locali): la motovedetta Zwara arriva sul posto e recupera i sopravvissuti, che sono solo 18. Molti sono feriti. L’operazione dura circa un’ora e mezza.
Il guardiacoste Indara della motovedetta Zuwara 644 scatta alcune fotografie che posterà qualche giorno dopo sul proprio account Facebook personale.

Anche il portavoce delle milizie libiche Rgowans ai link https://x.com/rgowans/status/1014204845581045765 e https://x.com/rgowans/status/1014718360725147648 postera foto e resoconto del respingimento ma ometterà la presenza di navi italiane. Inoltre scriverà erroneamente di 41 sopravvissuti, troppi, dalle testimonianze e dalle fotografie emerge invece che le persone sopravvissute erano soltanto 18.

Non vengono recuperati i cadaveri delle circa 100 persone affogate (tra cui molte donne e bambini).
Ore 12:30 UTC: il Primo gommone naviga senza problemi verso Nord. Il mare si è alzato, ma il motore funziona e l’imbarcazione procede. All’improvviso nel cielo appare un elicottero: è EliDuilio, che sta tornando sulla Caio Duilio per fare rifornimento. Il velivolo ronza per un po’ attorno al gommone, poi se ne va. Venti minuti dopo, il gommone viene raggiunto dalla motovedetta Zuwara 644, che lo abborda e cattura tutti gli occupanti.
Ore 13:30 UTC (15:30 locali): sul Terzo gommone, quello degli eritrei Ato, Cris e Kissa, accade qualcosa di bello e qualcosa di brutto. La cosa bella è che le persone in fuga dalla Libia sono convinte di aver superato la linea della morte della SAR libica e di essere entrati in SAR maltese[5]. L’elemento brutto è che il motore smette di funzionare. Le onde sono sempre più alte, così chiamano aiuto. La telefonata, secondo le loro testimonianze, viene fatta ai soccorsi italiani[6].
Ore 14:00 UTC (16 locali): Si materializza nel cielo l’elicottero italiano della Caio Duilio e “come un moscone” ronza attorno al gommone per circa tre ore[7].
Ore 16:00 UTC (18 locali): l’enorme nave militare italiana Caio Duilio si trova a poche miglia di distanza dal Terzo gommone. Ma non interviene.
Ore 16:45 UTC (18:45 locali): la motovedetta Zwara raggiunge il Terzo gommone e lo abborda.

Fonte: il portavoce delle milizie libiche Rgowans al link https://x.com/rgowans/status/1016049668621467650/photo/1
I miliziani della Zuwara con la forza catturano tutti i richiedenti asilo e li ammassano assieme a quelli che ha già a bordo. In tutto sono 276 persone, troppe su una motovedetta piccola come la Zwara.
Ore 17:45 UTC (19:45 locali): la Zwara termina il trasbordo dei deportati e si accinge a tornare in Libia. Con troppe persone a bordo e il mare grosso, l’angusta motovedetta procede a rilento verso sud. Ondate finiscono sul ponte, Dahia, che è incinta di otto mesi, e altre ragazze cominciano a vomitare. L’acqua di mare fluisce ovunque e i cosiddetti guardiacoste libici si rendono conto che le pompe di sentina non funzionano come dovrebbero. Dopo soli venti minuti di navigazione la situazione è già critica. La motovedetta Zwara chiede aiuto alla gigantesca Caio Duilio. La nave potrebbe prendere a bordo i rifugiati, ma non lo fa e rimane inerte a poca distanza.
Ore 18:18 UTC: tramonto a Tripoli
Ore 19:00 UTC (21 locali): la situazione a bordo della Zwara è davvero critica. La motovedetta ha imbarcato parecchia acqua, le pompe sono ancora in avaria e l’imbarcazione rischia di rovesciarsi ed affondare. Sulla Duilio si discute della possibilità di mandare pezzi di ricambio ma, di nuovo, non di mettere in sicurezza i passeggeri.
Ore 20:10 UTC (22:10 locali); la nave privata italiana Asso Ventinove, in navigazione da Tripoli alla piattaforma di Bouri Field, riceve una chiamata dalla Marina Militare Italiana con base a Tripoli[8], con istruzioni di procedere subito verso una imbarcazione della guardia costiera libica in difficoltà. Vengono fornite le coordinate raggiunte dalla motovedetta Zwara, che nonostante i problemi continua la navigazione verso sud. Sono 33°37′ N 013°50′ E. La comunicazione è registrata sul diario di bordo della Asso Ventinove[9].
Ore 20:15 UTC (22;15 locali): la Asso Ventinove cambia rotta virando verso est. La virata si vede bene dai tracciati di navigazione.

Dalle 20:15 alle 23:21 UTC la Asso Ventinove punta dritta verso la motovedetta Zwara, con la velocità massima di 9.8 nodi. In quel lasso di tempo riceve dalla Marina italiana almeno 4 aggiornamenti sulle coordinate della motovedetta Zwara, la quale cambia in continuazione la sua posizione, dato che sta navigando verso sud.
Nel frattempo il mare aumenta la sua forza a 4 e ci sono 30 nodi di vento. Sulla Zwara la situazione è di serissimo pericolo.
Verso le 21 UTC, da Tripoli salpa la motovedetta Ras el Jadir, 648, una di quelle regalate dall’Italia alla Libia[10]. Più o meno alla stessa ora l’EliDuilio viene ritirato e mandato verso la costa, per non mettere in pericolo il pilota. La nave Caio Duilio, lunga 152 metri, rimane per tutto il tempo a poca distanza dalla Zwara senza intervenire.
Ore 23:30 UTC: la Ras el Jadir 648 è sul posto, ma non riesce a dare aiuto. E’ troppo piccola per prendere a bordo i naufraghi e non ha meccanici in grado di aggiustare la motovedetta Zwara.
Ore 23:12 UTC (01:12 locali): l’Operazione Mare Sicuro comunica alla Asso Ventinove la presenza, sul posto, dell’incrociatore lanciamissili Caio Duilio. Poco dopo, arrivata sul posto, la Asso Ventinove avvista la nave militare italiana Caio Duilio, ferma al largo. Da ora in poi sono anche i militari italiani sulla Duilio a dare istruzioni alla Asso Ventinove.
Ore 23:30 UTC (01:30 locali): la Asso Ventinove affianca la motovedetta Zwara alle coordinate 33°32′ N 013°31’E.
Ore 0:12 UTC (2:12 locali): inizia il trasbordo dei 262 (secondo la Asso Ventinove) o 276 (secondo i libici) naufraghi dalla motovedetta Zwara alla Asso Ventinove. Tra di loro, secondo i libici, ci sono 54 minorenni e 29 donne. Almeno una è incinta, aggiungiamo noi di JLProject che la conosciamo.
Tra le 00:20 e le 00:58 UTC e tra le 00:58 e le 01:21 UTC il transponder della Asso Ventinove viene spento o smette di funzionare, con buchi rispettivamente di 28 e 23 minuti. Non è quindi possibile per noi, ora, visualizzare sui tracciati le operazioni di trasbordo. Secondo le testimonianze dei naufraghi, sono proprio le donne, tra cui Dahia, incinta all’ottavo mese, a parlare con l’equipaggio italiano non appena salite sulla nave: dichiarano di essere eritree e di voler chiedere asilo all’Italia. L’equipaggio risponde: «Vi portiamo in Italia. Adesso Dormite».
Ore 1:20 UTC (3:20 locali): il trasbordo è completato e la nave riparte.
Analisi del JLProject: Giuridicamente i naufraghi, in acque internazionali, sono saliti su una nave battente bandiera italiana. Secondo il codice internazionale di navigazione, dalle ore 1.20 UTC del 2 luglio 2018 essi si trovano su TERRITORIO ITALIANO, soggetto alle leggi dello Stato italiano. Leggi che prevedono il diritto di asilo e che vietano respingimenti collettivi di stranieri alle frontiere e il respingimento singolo di minori non accompagnati.
La notte, dopo l’1:20 UTC: Sui tracciati, da quest’orario in poi, si vede la Asso Ventinove procedere verso Tripoli con una rotta dritta e decisa e velocità costante di 5.5 nodi. La motovedetta Zwara, vuota, viene trainata dalla nave italiana. A bordo della Asso Ventinove i naufraghi sono convinti di navigare verso nord, verso l’Italia. Qualcuno di loro dorme davvero.
04:04 UTC: alba a Tripoli
Al mattino, invece dell’Italia, compare il porto di Tripoli. Sulla nave, i rifugiati se ne accorgono. Le donne raccontano di aver chiesto spiegazioni all’equipaggio e di aver ricevuto questa risposta: «Stanotte abbiamo contattato le autorità italiane e ci hanno detto di portarvi in Libia. L’Italia non vi vuole». Una volta sentita la notizia, Cris si nasconde sulla Asso Ventinove, con l’idea di rimanere a bordo della nave italiana e uscir fuori non si sa bene quando[11].
Ore 8:37 UTC (10.37 locali): la Asso Ventinove entra nel porto di Tripoli e si ferma a circa 200 metri dalla nave militare Caprera. Sbarca i naufraghi mediante la motovedetta libica 648, la Ras Al Jadir, che per tutta la notte ha seguito la nave italiana nel ritorno in Libia. Sulla Asso Ventinove contano i deportati e si accorgono che manca Cris. Lo cercano per tutta la nave. Lo scovano sotto un telo.
Lo sbarco avviene sulla banchina Abu Sitta, proprio sotto gli occhi della nave militare italiana Caprera (si legge bene la sigla A5349) e proprio sotto gli occhi dello staff di UNHCR, che manda il fotografo (Sufian Arara, alias Sufian Said) a scattare delle foto e qualcun altro con uno smartphone ad effettuarne altre. Abbiamo perciò una fotografia del momento. Questa:

Ore 9:41 UTC (11:4 locali): la Asso Ventinove va via, abbandonando i richiedenti asilo al loro destino.
Resto della mattinata del 2 luglio 2018: gli staff di UNHCR e IOM assistono i naufraghi e, secondo le testimonianze dei sopravvissuti, segnano i loro nomi e altri dati su alcuni fogli. Abbiamo tweet con foto che raccontano questi momenti.

Link https://x.com/UNHCRLibya/status/1013839026535661568
Gli impiegati di IOM e UNHCR vedono benissimo la Asso Ventinove che effettua un respingimento illegale, ma non ne fanno parola.
Pomeriggio del 2 luglio 2018: I sopravvissuti al naufragio vengono rinchiusi nei lager libici di Tarek al Mattar e Triq al Sikka.
Mesi successivi: A fine luglio, nel terribile lager di Triq al Sikka, nascerà il piccolo Loni, il figlio di Dahia. A settembre, chi è finito a Tarek al Mattar viene spostato a Zintan. Josi muore lì dopo qualche mese, di fame e malattia, senza alcun aiuto o assistenza medica, sul pavimento di Zintan. Anche Seid e altri 6 richiedenti asilo[12] moriranno dopo la deportazione.
Né la Marina Italiana, né il Ministero degli Esteri italiano, né UNHCR, né IOM denunceranno o riveleranno questo respingimento illegale segreto.
La scoperta del caso Asso Ventinove e la nascita di JLProject
Nella primavera del 2019, indagando sul caso gemello, Asso Ventotto, Sarita ha scoperto questo gigantesco respingimento illegale e segreto compiuto dalla nave privata italiana Asso Ventinove su ordine della Marina Militare italiana e ha fondato il collettivo Josi & Loni Project (JLProject) dai nomi di Josi, morto sul pavimento del lager libico di Zintan e di Loni, nato sul pavimento del lager libico di Triq al Sikka.
Oggi il JLProject conta circa 50 attivisti e fa indagini forensi per portare in tribunale centinaia di respingimenti illegali dal mare alla Libia (www.jlproject.org). Le persone sopravvissute al respingimento Asso Ventinove hanno fatto cause al governo italiano e finora le hanno vinte tutte. Per approfondire i vari aspetti di questo caso, potete trovare molto materiale qui: https://saritalibre.it/caso-asso-ventinove/
Le cause vinte e le cause ancora aperte
Grazie alla collaborazione con il progetto Sciabaca & Oruka di ASGI, tutte le persone respinte rintracciate da JLProject hanno ricevuto aiuto legale.
Le azioni legali finora vinte sono:
- Causa di risarcimento ai respinti del caso Asso Ventinove. In primo grado il tribunale condanna il governi italiano e la nave Asso Ventinove a risarcire i ricorrenti con 15 mila euro a testa. La sentenza viene appellata dall’avvocatura di Stato e adesso si sta celebrando la causa di secondo grado.
- il governo italiano è stato condannato ad ammettere in Italia il rifugiato Harry Abdulatif illegalmente respinto in Libia. Abdulatif è arrivato da Tripoli a Roma con un volo di linea e siamo andati a prenderlo all’aeroporto. Oggi vive a Roma e fa l’attivista per i diritti umani.

Tante altre persone respinte hanno intentato causa al governo italiano e stanno aspettando le sentenze.
Le persone respinte che il JLProject ha rintracciato vivono quasi oggi tutte in Europa o America ma 8 di loro sono ancora in Libia, esposte al sistema criminale del lavoro forzato e dei lager finanziato e supportati dal Governo italiano. Siamo in attesa che un tribunale italiano decida di liberarli.
Il piccolo Loni oggi vive in Europa con la sua mamma, il suo papà e due sorelline, è un bambino felice e ricorda a noi attivisti del JLProject che ottenere giustizia è possibile.
Note
[1] Le acque internazionali si trovano oltre 12 miglia dalla costa dei vari Stati. Sono un luogo giuridico, in cui vengono applicate delle leggi internazionali. La zona SAR, invece, è solo un’area in cui un determinato Stato si è assunto il dovere di svolgere le operazioni di ricerca e soccorso di naufraghi in mare e ciò non implica alcuna sovranità nazionale sulla zona.
[2] Dopo il rifiuto dei ministeri retti da Toninelli e dalla De Micheli, gli avvocati dei respinti hanno fatto un terzo accesso agli atti.
[3] Il porto di Khoms non è il più vicino al gommone da soccorrere. E’ a 45-50 miglia, mentre Tripoli è a sole 30 miglia. Gli assetti navali più vicini sono, quindi, la nave Caprera ed eventuali motovedette ancorate a Tripoli, ma non vengono utilizzate.
[4] Sono ordini abbastanza strani per una Marina Italiana che, oggi, sostiene di non aver preso parte all’evento SAR. Comunque rimane un interrogativo: perché coinvolgere la Caio Duilio, se davvero si trovava così lontano dai gommoni? La velocità massima della nave è di 31 nodi; per percorrere 170 miglia servono cinque ore e mezza! Perché, invece, l’OMS non ha fatto salpare la sua stessa nave militare Caprera, che si trovava nel porto di Tripoli, a soltanto 30 miglia di distanza oppure, al limite, la motovedetta Ras ej Jadir?
[5] Il loro GPS diceva così e loro ne erano convinti.
[6] Ma è un dato che non possiamo confermare, perché la chiamata è stata effettuata via Thuraya da un rifugiato che non abbiamo ritrovato e perché – lo sapete – il Governo italiano non ci ha dato copia delle registrazioni. L’unica cosa certa è che gli italiani ne vengono a conoscenza IMMEDIATAMENTE e spediscono in loco l’elicottero della Caio Duilio.
[7] Ricordate che un evento SAR, per legge, può essere aperto soltanto dopo un contatto visivo diretto, non basta una telefonata di richiesta soccorso. Nel caso del Terzo gommone, il primo contatto visivo diretto è proprio questo: l’avvistamento da parte dell’elicottero militare italiano EliDuilio, che rimane sopra il gommone per tre ore partecipando più che attivamente ad un evento SAR di cui ancora nessuno ha assunto la responsabilità. Ricordo che la Caio Duilio è impegnata nell’Operazione Mare Sicuro, operazione che gestisce e ha la facoltà di gestire eventi SAR.
[8] Cioè dalla nave Caprera.
[9] In tribunale si discuterà molto su questo passaggio, ma a nostro parere i fatti non potrebbero essere più chiari: la Marina Militare italiana ordina alla Asso Ventinove di dirigersi verso determinate coordinate per intervenire in una operazione SAR. EDIT: tutti i giudici che hanno emesso sentenze sul Caso Asso Ventinove ci hanno poi dato ragione.
[10] Non si può sapere perché non sia salpata ore prima, quando c’era da salvare il fratello di Karim e tutte le donne e i bambini che sono affogati.
[11] Nota di Sarita: Conoscendo Cris e soprattutto conoscendo l’orrore che voleva evitare, non sembra un piano così bislacco. Fantastico spesso su un gruppo di marinai convinti che la loro nave sia infestata da un educato fantasma, che ruba cibo dalla cambusa ma smaltisce i rifiuti in modo corretto e lava le stoviglie che utilizza. I marinai lo temono e credono sia lì per metterli di fronte a tutti i loro peccati. Pregano Dio, piangono e si pentono. La mattina dopo arrivano a La Valletta, Malta. E il fantasma li lascia liberi.
[12] in questi anni JLProject ha lavorato tanto per ricordare le persone che sono morte a causa di questa deportazione illegale ordinata dal Governo italiano ed eseguita dalla nave Asso Ventinove comandata da Corrado Pagani.
Josi, Amela e Seid sono nei nostri cuori e li riempiono di quella forza fiera e costante che è indispensabile per poter radere al suolo, pezzo pezzo, causa dopo causa, quel sistema genocida di catture in mare e deportazioni nei lager libici che il governo italiano ha criminalmente creato.





