| status | Awaiting Investigation |
| name | 20240302 Humanity |
| date | 2024-03-02 |
| number_of_people | |
| victims_found | none |
| patrol_boat | Murzuq 662 |
| prison | |
| related_icao | |
| link | https://x.com/soshumanity_en/status/1764988971468173468 |
La nave Humanity 1, della Ong tedesca Sos Humanity, nel pomeriggio del 2 marzo soccorre al largo della Libia, in acque internazionali, 77 persone a bordo di imbarcazioni alla deriva.
Durante il soccorso arriva la motovedetta Murzuq 662 della Guardia costiera libica, esplode dei colpi verso la nave Ong impegnata nelle operazioni di salvataggio dei migranti.
Spari al termine dei quali una persona sarebbe annegata e diverse sarebbero state sequestrate e deportate in Libia.
Seabird, l’aereo di Sea Watch, filma tutto.
Le testimonianze
“I nostri gommoni di salvataggio veloce – ha raccontato all’Agi Laura Gorriahn, presidente di Sos Humanity, a bordo della nave – erano già sul posto e distribuivano giubbotti di salvataggio quando un tender della cosiddetta Guardia Costiera libica si è diretto verso di noi. Hanno agito in modo molto aggressivo, causando caos e panico tra le persone in difficolta’ su tre imbarcazioni, che sono saltate o cadute in acqua durante la manovra rischiosa e minacciosa. Poco dopo la cosiddetta Guardia costiera libica ha sparato in acqua. C’è una foto in cui si può vedere il fumo dello sparo”. Fonte.
Il fermo amministrativo alla Humanity e il ricorso vinto contro l’Italia
La notte tra il 4 e il 5 marzo i 77 sopravvissuti sbarcano a Crotone (il porto assegnato – lontanissimo – dalle autorità italiane).
La mattina del 5 marzo la nave Humanity 1 viene messa in stato di fermo amministrativo con la motivazione di aver ostacolato la cosiddetta Guardia costiera libica e di aver messo in pericolo le 77 persone soccorse. Cosa che – dirà poi un tribunale – è FALSA.
La Humanity presenta ricorso contro il fermo.
Il 26 giugno 2024 il Tribunale ordinario di Crotone – prima sezione civile – emette la sentenza e condanna l’Italia a:
- Annullamento del Provvedimento di Fermo Amministrativo di 20 giorni disposto dalla Capitaneria di Porto di Crotone, dalla Questura di Crotone e dalla Guardia di Finanza.
- Rimborso delle Spese Legali: L’Italia è condannata a rifondere agli attori le spese di lite, che sono state liquidate in euro 14.103,00, oltre al rimborso forfettario del 15% delle spese generali, IVA e CPA come per legge, oltre agli esborsi.
A pagare saranno le autorità citate in giudizio, ovvero:
- Ministero delle Infrastrutture e Trasporti retto da Matteo Salvini
- Ministero dell’Interno retto da Matteo Piantedosi
- Ministero dell’Economia e delle Finanze retto da Giancarlo Giorgetti
- Guardia di Finanza, Sezione Operativa Navale di Crotone
La verità – ora anche processuale – è che è stata la cosiddetta Guardia Costiera libica ad aver ostacolato la Humanity e ad aver messo in pericolo le persone soccorse
Citiamo alcune parti della sentenza:
“Ad ulteriore riscontro di ciò viene in rilievo lo stesso rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti dell’Uomo di Maggio 2021 che in più occasioni ha evidenziato il mancato rispetto, durante le operazioni di recupero espletate dalla guardia costiera libica, dei diritti fondamentali della persona. Per come infatti riferito dalla stessa relazione: ‘Durante il periodo di riferimento, più di 20.300 migranti sono stati registrati come salvati/intercettati in mare dalla LCG e sbarcati in Libia, di cui più di 11.200 nel 2020. L’OHCHR ha precedentemente rilevato un modello di comportamento sconsiderato e violento da parte della LCG nel corso delle intercettazioni in mare, tra cui sparare contro le imbarcazioni dei migranti o nelle loro vicinanze, entrare in collisione con le imbarcazioni dei migranti o speronarle, condurre manovre ad alta velocità e non sicure che causano grandi onde e il rovesciamento delle imbarcazioni dei migranti, atti di violenza fisica come percosse e schiaffi ai migranti e l’uso di un linguaggio minaccioso, discriminatorio o razzista.‘”
“Costituisce infatti circostanza incontestata e documentalmente provata che il personale libico fosse armato e che, in occasione di tali attività, avesse altresì esploso colpi di arma da fuoco; parimenti, costituisce circostanza evincibile dalla corrispondenza in atti che nessun luogo sicuro risulta essere stato reso noto dalle stesse autorità libiche intervenute per coordinare sul posto le operazioni di recupero dei migranti.”


